E i capezzoli di ruggine dolcissima

seno




Ma sono anche i tuoi fianchi la
preghiera. Un gesto di mezza
luna direbbe Eliot. A me bastava
la saliva che vi lasciavi e che per
noi era un magnificare il canto
pittorico di Dio – e il caldo
tuo e dolce melograno –. Così tu
mi appari nuda e bella nelle mani.








Leggo Zagajewski già alle quattro
di mattina, di un venerdì mattina.
Davanti ho i libri che ammiravi
dopo aver fatto l’amore – con me
o lontanissima da me – dietro
ho un verso appena letto Adoro
osservare il volto di mia moglie
e
penso all’esilio delle cose, della
tenda nella stanza, delle mani,
del caffè che devo prepararmi.








E se anche aspettassi di morire
– o di quella morte che ti lasciano
le gocce, per qualche ora – torno
a dire le cose che di te mi mancano.
Il tuo zigomo sinistro, il mignolo
destro, mi manca la tua coscia
appena sopra le ginocchia, e il tallone
che portava diritto alle tue dita.
E i capezzoli di ruggine dolcissima.









 
 
 
 
ilcoloredellacqua
 
 
 
 
 
 
 
 

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