Presenze – Marc Tajariol

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Oggi ero a Pordenone a Palazzo Montereale Mantica a vedere la mostra Mosaicamente 7 promossa dalla Fondazione Bambini e Autismo Onlus, che ogni anno sceglie un grande artista e lo riproduce in mosaico all’interno del Centro Officina dell’Arte (negli anni precedenti Warhol, Modigliani, Botero). Lavoro interessantissimo ed esteticamente affascinante, non solo a livello di mostra ma anche di significato, che sicuramente meglio di quanto potrei io dice questo piccolo estratto dalla presentazione della mostra: Sul piano artistico rilevante in questa nuova mostra è la ricerca dei materiali per la composizione delle opere che spazia, in maniera originale, assemblando oggetti improbabili per la composizione che invece trovano nei mosaici nuova vita e nuovo utilizzo. Altro aspetto straordinario, come spiegano i promotori, è la coralità della realizzazione dei manufatti che vede insieme, utenti, volontari, operatori tutti diretti da un maestro mosaicista. Questa coralità dà un grande valore alle opere perché mette tutti sullo stesso piano compositivo e spiega perché i mosaici dell’Officina dell’arte non hanno un autore singolo ma sono al contrario la rappresentazione plastica di un lavoro collettivo dove tutti esprimono al meglio i propri talenti. Il punto di vista delle persone con autismo è comunque evidente nei mosaici per la cura dei particolari che corrisponde alla loro peculiare visione del mondo centrata appunto più sul particolare che sul generale. Tale aspetto così preminente in questi mosaici ne costituisce la cifra stilistica che li rende per certi versi unici.

Dopo Palazzo Montereale Mantica sono capitato quasi per caso in Biblioteca Civica (ma è un po’ obbligatorio, essendo il sabato giorno di mercato a pordenone e seguendo persone e bancarelle è inevitabile arrivarci) e sono andato a visitare la mostra Presenze di Marc Tajariol. Oltre all’immenso piacere di trovare e ritrovare in queste occasioni scritti e presentazioni della cara Alessandra Santin (che per la Samuele Editore aveva presentato nel 2010 il volume L’amore del giglio, prefazione di Maria Luisa Spaziani, e aveva curato lei stessa la prefazione dell’Antologia dei poeti pordenonesi Momi/Molinis/La Marca), sono rimasto molto colpito da questo artista che già avevo sentito nominare, ma che non avevo mai avuto il piacere di conoscere.

Nato ad Algeri nel ’58 Tajariol ha studiato a Treviso e lavora a Porcia (Pn). Ha tutta una serie di mostre attorno al pordenonese che già gli rendono giustizia a livello di curriculum. Alessandra nei suoi scritti (ne ho trovati tre: Lessico plurale del 2006, Astrazione come neofigurazione del 2009, e Presenze appunto del 2013) definisce con questi termini la sua pittura: Nelle carte di Marc la ricerca pone in giusta relazione colore-segno-dimensione non per conseguire una forma vuota di equilibrio, quanto per veder prevalere la vitalità inaspettata, sulla regolarità e sulle costrizioni. Senza compromessi l’artista propone la riscoperta dei tratti essenziali del percorso compiuto, procedendo al di sotto delle sedimentazioni culturali che li occultavano e li distorcevano, per restituire senso al bello plurale della realtà, che non si lascia appiattire in nessuna unificazione, che si arrende solo al potere forte delle relazioni. […] MarcTajariol ai mezzi propri della pittura aggiunge quelli del progettista, accogliendo nelle sue opere suggestioni compositive ispirate alle leggi dello spazio e dell’armonia. Accanto a forme geometriche equilibrate, date da colori vivi, compatti, non sfumati, si muovono linee morbide su superfici chiare, arricchite da sabbie, polveri, frammenti materici leggeri. Con questi strumentiTajariol esprime un lirismo puro già nell’esecuzione dei numerosissimi schizzi preparatori alle opere successive, in cui si insinua quel senso di mistero e di silenzio proprio dell’astrazione geometrica […] “A quale domanda ogni forma poetica è sempre una risposta?”. H.G. Gadamer si sofferma su questo interrogativo offrendo un’implicita definizione dell’arte che è, appunto, risposta. Marc Tajariol domanda a ogni suo lavoro essenzialità e necessità. Per questo non “rappresenta” altro, non rende visibile un luogo, un senso, un sogno o un dato; per questo non “ripresenta” un ricordo, un fatto, una storia o un dubbio; per questo ogni opera “presenta” una certezza minima e assoluta.

Alessandra Santin, con la sua solita intelligenza, traccia in questi tre brani (che vengono dalle presentazioni delle mostre del 2006, 2009 e 2013 succitate) una linea retta tra autori del calibro di Lucy Adelman, Michael Compton, Kandinsky, Mondrian, Gadamer, per raccontare la maturazione artistico/poetica di questo pittore che da un’espressione compatta e monocromatica dell’intimo intreccio umano (2006) passa per lo sguardo matematico e neofigurativo del progettista (2009) e approda a collage e assemblage citazionistici (2013) dove tutto è presenza e compresenza, o presenze.

In quest’ultima mostra infatti la ricerca del tratto essenziale si unisce (si parifica?) a un desiderio di guardare tutto e guardarlo lì (poeticamente mi viene in mente la ricerca poetica che sta svolgendo in questi anni la giovanissima Erika Crosara). Tajariol usa pezzi di giornale, frammenti di libri, addirittura lacerti di sue opere passate che ritaglia e rimodula in un nuovo quadro. Ogni elemento viene scelto e diventa così denso di storia e portatore di significato, diventa poesia. E l’azione del pittore la capacità di sintetizzarne la convivenza nello spazio minimo del quadro che si apre alla società umana intera.

Alessandra nel suo scritto del 2009 dice una cosa assolutamente interessante e vera, e che credo possa valere ancor più per la mostra Presenze. Parlando della distinzione tra matematica e pittura: Queste scelte avevano interessato anche le avanguardie dell’inizio del XX secolo, nel passaggio radicale dall’arte figurativa a quella astratta, dall’arte mimetica a quella non oggettiva. Ma se all’inizio del Novecento si delineano due poli fondamentali: da un lato quello lirico e spiritualistico di Kandinsky, dall’altro quello geometrico e razionalistico di Mondrian, nel Terzo millennio questa dicotomia viene meno e nelle opere di Marc Tajariol si assiste alla sintesi dei percorsi, e al compimento di opere di grande spessore rappresentativo, conoscitivo dell’uomo contemporaneo in relazione con il mondo della poesia nella sua interessa.

Un artista interessante, complesso nella sua ricerca che a tappe riconoscibili sta risolvendo la questione succitata del A quale domanda ogni forma poetica è sempre una risposta? E che è capace senza mistificazioni di osservare e riprodurre una poesia di un mondo che è in quanto esiste, senza altro connotato che la sua semplice quanto essenziale esistenza. Che è storia. Ed è bellezza a prescindere.

www.marctajariol.com








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