Scrivere un libro e gli ombelichi di Kundera

ombelico

Scrivere un libro è sempre chiudere un periodo. Una vita. Ci sono persone che lavorano dieci anni a un libro e persone che ci lavorano due mesi. Io faccio parte della seconda serie di persone. Era un anno e mezzo che non scrivevo, forse perchè non ne sentivo la necessità, forse perchè ero felice. In questi ultimi due mesi però è tornato imponente il bisogno di dire e ho detto tanto, scritto molto, anche in questo blog. Il tutto poi, per sua naturale evoluzione, è passato attraverso un filtro lucido che ne ha attenuato i toni, smussato gli angoli, i fianchi della poesia.

Ieri ho scritto qualche riga sull’ultimo di Kundera sottolineando il particolare dell’ombelico delle donne, delle loro gambe che sono strade di magia e romanticismo, di erotismo, come la storia umana. Anche il mio libro, Aftermath, pur privo di nomi e riferimenti ha delle gambe dentro. Ha gambe lunghe, gambe lisce, bellissime. Ha gambe di storia. Aftermath non è nato come un libro d’amore ma lo è diventato, un canto, una lunga poesia.

Rileggendolo riconosco tantissimi riferimenti: dall’amato Benzoni a Magrelli a Cappello a Ferrari. A volte calibrati, a volte inconsci. Riconosco inoltre un tono che ho specificatamente voluto e che riguarda l’insensatezza della vita, delle cose. Aftermath è il dramma dopo la tragedia, dove si cerca un senso, si cerca perdono, si vive a fondo il concetto di colpa e su tutto appare il ricordo di un’erotica donna angelicata.

Amo il concetto di donna angelicata, che è memoria. Perchè è un concetto che salva di fronte alla ruvidità dei giorni. E ti riporta all’essenziale della persona amata.

Aftermath è un libro d’amore, che piange gli incontri, le mancanze, che prega Dio e di fronte a Dio chiama quelle cosce lunghe e belle come strade. Ho scritto tanto ma alla fin fine il libro si risolve in 34 poesie. Da un momento umano, due mesi, estremamente precari a livello economico, a livello umano, a livello spirituale.

Perchè quando si parla d’amore si parla sempre di spiritualità, la carne è sempre anima, si affonda sempre nell’umano più umano, attuale o inattuale che sia. Si guarda sempre dentro la verità degli occhi per cercare la vita propria e altrui.

Aftermath termina un periodo della vita con un gesto d’amore, chiuso e siglato nei versi. Amore per una donna, amore la vita, amore per l’insensatezza immagino direbbe Kundera appena dopo aver parlato di ombelichi.

Non posto la terza versione del libro per non diventare eccessivo in questo blog. Che serve più a dare opinioni e pareri sui libri altrui che sui miei. Ma proverò a girare a qualche editore il libro sperando, in futuro, di poterne mostrare qui la copertina.




Alessandro Canzian









 
 
 
 
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