Erotic poems

schiena0is-775127

Stavo provando a scrivere due testi per una rivista quando, forse influenzato un pò da Riccardi e John Donne (e forse anche un pò dal mio caro amico Federico Rossignoli, maestro di poesia erotica, a gennaio usciranno alcuni suoi testi a tema nella rivista online Versante ripido, mentre a dicembre nella stessa alcuni miei e alcuni dell’altrettanto caro Guido Cupani a tema Amour fou) mi è venuto questo piccolo periodo, tutto estemporaneo.

Più che poesie erotiche continuano ad essere poesie d’amore. E in qualche modo anche poesie religiose. Perchè l’amore è corpo. E preghiera. Anche nel silenzio.

Penso che la più dolce mancanza d’amore sia la mancanza del corpo. E la sua elegia.

 

Erotic poems

Licence my roving hands, and let them goev.
Behind, before, above, between, below.
Oh my America, my new found lande,
My kingdome, safeliest when with one man man’d,
My myne of precious stones, my Empiree,
How blest am I in this discovering thee.

John Donne

Penso ai tuoi capelli, al freddo
di novembre eppure quieto
sulla pelle. Penso alla neve
che si dice che verrà e
credo stai aspettando. Penso
a quel gioco d’una volta
quando «raccogli i tuoi capelli
lunghi e fammici l’amore».

La gelosia credo sia negli occhi.
Togline le ciglia, addobbali
di mascara e le memorie diverranno
un’altra donna, un altro seno,
un’altra mano che si tocca
o che mi bacia tra lenzuola
gelose mentre io ti aspetto.

Amavo i tuoi piedi nudi, la
storia che trattengono.
Erano millenni nei tuoi passi.
Amavo lo svegliarmi di
mattina contandone le dita
che non ne mancasse una e
restasse fame alla mia fame.

Ma sono anche le tue mani la
preghiera. Un gesto di mezza
luna direbbe Eliot. A me bastava
la saliva che lasciavi e che per noi
era un magnificare il canto
pittorico di Dio. Così tu
mi appari nuda e bella nelle mani.

Se anche mi leggessi certo
mi diresti di non scriverne.
Perchè di notte tu mi manchi
ma più di tutto il tuo sedere
caldo e dolce melograno.
Come la prima volta che
mi volesti tutto nella vita.

L’amore in fondo è corpo.
Sono i tacchi sulla strada, un
«spogliati tutta ma tieni
una sola cosa», una fame
che non si placa od una sete
dalla bocca. È la religione
dei risvegli, delle carezze.

L’amore perso è una memoria.
Ma non di gesti, momenti
come a Trieste quando ti presi
tutta in braccio. Restano
le parti che hai perduto,
la piega delle labbra, la curva
morbida dei fianchi. Resta
l’anatomia di ciò che ti è strappato.

ilcoloredellacqua

Annunci