Crolli e ascese – Alda Merini

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Non amo moltissimo la poesia di Alda Merini. Devo anche ammettere, sulla base di una critica che mi è stata mossa tempo fa, di non conoscere l’opera omnia dell’autrice. Resta che quando di tanto in tanto la leggo non mi entusiasma. Certe cose sono belle si, e in questo spazio ne presento una piccolissima collezione che non mi dispiace. Ma a fronte dell’entusiasmo che pare scaturisca devo ribadire che non mi esalta.

Mi è successo però che ieri ero a Mantova per un evento, insieme a mia madre, e caso ha voluto che ci trovassimo tra artisti (un musicista, un pittore, uno scultore, una fotografa in erba compagna dello scultore, la poetessa che presentavo, mia madre che pur non essendo artista ha una solida esperienza umana). Il discorso con l’autrice del libro protagonista della serata si è evoluto quindi verso il rapporto tra crollo personale, psicologico, depressivo, e necessità della rinascita che in funzione di un voler bene diventa espressione artistica, forza vitale.

Oggi poi sono stato invitato a seguire un gruppo di lettori e poeti sacilesi che avevamo come oggetto dell’incontro la poesia di Alda Merini, appunto, con interessanti note sul rapporto poesia/pazzia. Rapporto che ci tocca particolarmente data la recente morte di Federico Tavan.

Che Alda Merini sia stata pazza, sia stata diversa, in questo contesto specifico ha poca importanza. Mi piace più riflettere sull’Alda Merini poetessa della caduta che diventa occasione dell’ascesa. Quasi che il crollo di un essere umano sia base ottimale e privilegiata per la ricerca di una nuova solidità (anche se comprendo qualcuno potrebbe accusare questa riflessione d’essere una banale consolazione).

Già in questo blog ho avuto modo di riflettere sul rapporto caduta/perdono come base per la rinascita Ma oltre la colpa c’è da considerare anche la perdita di se stessi (come nella Merini) che diventa navigazione di diversi mari. Di diversi orizzonti.

Resta che è certo che nel crollo (di qualunque natura sia) la percezione e la prospettiva cambia notevolmente, e questo crea la possibilità che è anche responsabilità di osservare con maggiore attenzione, a 360 gradi o quasi, la realtà. Perchè un crollo senza quell’attimo di stop e riflessione che poi crea una maggiore solidità diventa un crollo inutile. E l’inutilità è forse il vero lessico contrario al voler bene.

Perchè il desiderio di riemergere, di ascendere, di creare qualcosa, è di fatto un voler bene. Ed è la poesia d’amore e religiosa della stessa Merini.






Quando tu non vieni

le acque del parto si diffondono a terra

e cade un pensiero meraviglioso

che tu non vedi,

è la fine del mondo nel cuore di una donna.

Sono verdi i gigli del mio pensiero

e non sono del tutto astratti,

io ho altri colori che non la comune gente

ma quando tu non vieni

le acque del parto di colorano di odio

e vorrei uccidere mia madre.






Mi piaceva il tuo volto

era un paesaggio pieno

di rose selvagge.

Mi piaceva vivere nella tua foresta

dove tu uomo completamente nudo

lottavi contro le belve

della mia tentazione.

Mi piaceva vivere con te

con te e basta,

poi sono venuti gli uomini.






Lentamente col pensiero

vengo da te

figlio dei miei sogni segreti.

Se ci fosse stato tuo nonno

ti avremmo partorito noi,

bacio su bacio,

tristezza su tristezza.






È dolce, è dolce

fermare gli sguardi

nel volto puro di un adolescente

che somiglia a un tuo vecchio amore.

Né tu né lui saprete mai nulla

del gioco degli spazi sognatori

e dell’oscuro teatro del corpo.






È così diseguale la mia vita

da quello che vorrei sapere.

Eppure al di là di ogni immondizia

e sutura, c’è la grande speranza

che il tempo redima i folli

e l’amore spazzi via ogni cosa

e lasci inaspettatamente viva

una rima baciata.






«Io non fui originata

ma balzai prepotente

dalle trame del buio

per allacciarmi ad ogni confusione».






Come crepiti nelle mie mani.

Da quando ti ho conosciuto

ho perso i valori estremi della vita.

Sai quanto pesa una carezza?

Sai cosa sono le mani?

Sono uccelli che cercano orizzonti,

sono uccelli che cercano pace,

sono le mani dell’intelligenza e della ritrosia,

sono il pane quotidiano degli angeli,

sono ali che cercano refrigerio.

Il tuo volto è un nido d’aria

attraverso il quale io trovo il mio nulla.








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