Una banale nota sull’arte e sul libro

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Un libro è una forma d’arte. Pare banale sottolineare questo aspetto del libro ma la moltitudine inutile e spesso qualitativamente terribile di pubblicazioni ci obbliga a ricordare questo semplice dato di fatto. Un libro è un’opera d’arte. E in quanto opera d’arte è un qualcosa che resta nel tempo. Potranno leggere quel libro oggi, domani, tra dieci anni, qui in Italia quanto in Australia. I viaggi fisici di un libro sono sempre imprevedibili.

Ciò che resta, un libro quanto un quadro, una scultura, ha anche un’altra banale caratteristica: resterà dopo l’autore. Da qui la domanda se l’opera d’arte parli realmente dell’autore o sia un essere vivente a se stante. Se in effetti, in maniera quasi medioevale, sia realmente necessario il nome dell’autore impresso su un libro che di fatto ha già un nome: il suo titolo.

L’opera d’arte, il libro, ha anche una sua vita a tutti gli effetti. Nasce, si modifica nel tempo fino alla sua pubblicazione, suggerisce a diversi lettori diversi significati, infine lascia una memoria di sé. Si potrebbe dire quindi che in quanto essere vivente a se stante il libro (l’opera d’arte) ha una sua responsabilità enorme nel mondo, in quanto lo incide, lo modifica.

Io credo che il libro (l’opera d’arte) non sia l’autore, ma sia più un’immagine sintetizzata di ciò che è stato l’autore in quel dato momento, intendendo per momento il periodo necessario all’artista a comporre l’opera a livello concettuale. Una fotografia che resta mentre l’autore invecchia, cambia. Una fotografia che dice cos’è un uomo in un preciso momento, e così facendo ha l’aspirazione di dire cosa sono gli uomini. Ma che non è l’uomo, solo un suo riflesso.

La domanda quindi, sempre in questa insalata di riflessioni mattutine, può diventare: cos’è un uomo. Le opinioni qui veramente non si sprecano. Posso dire cos’è per me un uomo, in questo momento in cui anch’io cerco di scrivere un libro: un uomo è una bontà, un bene, che a causa di una fame umana spesso sbaglia. Anche gravemente. E da qui la domanda a Dio: perchè mettere l’uomo in condizioni di sbagliare, perchè dargli la fame e la mela e dirgli di non mangiarne. Perchè non siamo più in tempo di Eden, ora spesso non c’è scelta perchè la fame è così acuta da non potervisi opporre. Creando fragilità.

Ma un uomo è anche redenzione, riconciliazione, preghiera per chi crede in Dio. La caduta nell’oscurità di un uomo è un’ottima occasione per appellarsi alla grazia. Che non è regalo, ma consapevolezza che l’uomo è un bambino incapace di gestire la propria vita. Il vento è troppo forte, e lo spezzarsi è inevitabile.

Poi l’uomo è anche tradimento, consapevole bugia, e devo ammettere questo uomo (e donna) non lo comprendo molto. Come si può mentire a chi ti chiede perdono? E per quale motivo? Questo non lo riesco a capire.

L’uomo è quindi un cammino, una fame e un’oscurità, ed è un’aspirazione, una bellezza. Così l’opera d’arte, il libro. Ed è questa l’opera d’arte e il libro che credo meritino di esistere e di restare.

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