Ursus – Sonia Bonutto

ursus

Ursus

Sonia Bonutto, illustrazioni di Giulia Bier

Libraria Edizioni 2013


Ursus di Sonia Bonutto (Edizioni Libraria 2013, illustrazioni dell’ottima Giulia Bier) è un libro bellissimo. Non solo perchè è il libro di una carissima amica, non solo perchè ha vinto il premio Andersen 2012, ma perchè è un libro complesso, pieno di elementi che nell’intreccio si amalgamano narrando un secolo di storia triestina, un’occasione d’amicizia, una storia d’amore. Penso alle Occasioni di Montale nella loro disarmante quanto intricatissima chiarezza. Ferrosa (paese di ferrame e alberature) come Ursus. Ma questo non è una raccolta di poesia, è un libro per bambini.

Ursus è una torre su un pontone. Una torre tanto viva quanto sola. E l’arrivo di Minù, che personalmente identifico con l’autrice stessa per la sua dolcezza e gentilezza, per il suo cuore da maestra che tutto abbraccia, è occasione per Ursus di raccontare la sua storia, il significato del suo nome. E nella narrazione Ursus dice un pezzo di storia di Trieste, dalla guerra alla città odierna. Dice la sua storia d’amore per Emma, un amore fra costruzioni di ferro dove lei ha tutto il presente silenzio di una donna amata, una donna buona che aspetta. E dice l’amicizia, la lealtà, di compagni di Ursus che lo aiutano nel folle progetto di raggiungerla a Venezia. Perchè l’amore tutto muove, anche una torre enorme su un pontone.

Un elemento così imponente, pesante, per sua natura statico che diventa dinamico e fugge per raggiungere la sua amata. Una trasformazione che dice in maniera quasi impensabile, di certo improbabile, cos’è l’amore. Perchè l’amore è improbabilità, impensabilità. E anche cos’è l’amicizia, cos’è quella bellissima follia di fare cose fuori dagli schemi, di avere il coraggio di rompere le regole non per dei motivi fini a se stessi ma per un cuore che pulsa, per quanto vecchio e ferroso.

E poi l’amicizia di Milù che trasforma la solitudine di Ursus in una torre piena di code che non può che ricordare le relazioni possibili, le convivenze, tra mondi differenti. Tra bambini o adulti differenti. Perchè questo è un libro per bambini dove tutto è chiaro e semplice, ma dove tutto è importantissimo. Sembra quasi di rileggere il Piccolo principe nella sua dedica al bambino che è dentro tutti gli adulti.

Un libro che ha una storia di solitudine che diventa amicizia, di amore che diventa magnifica follia e poi fallimento, ma che alla fine trova il suo lieto fine nel rinnovamento, nel restauro. Nel restauro di una cosa antica. A significare che tutto ha una sua seconda possibilità, e magari anche una terza e una quarta, anche quando sembra impossibile. Così come sembra impossibile il muto ritrovarsi di Ursus con Emma. Perchè qui è la maestra Sonia Bonutto che parla e dice che la vita ha radici storiche profonde, da ricordare e da non abbandonare, che tutti abbiamo un vissuto da non dimenticare, che le splendide follie di cui talvolta siamo e dobbiamo essere capaci non vanno sempre a buon fine, ma che la vita non si adegua alla comprensibilità umana. Perchè poi quanto pareva impossibile diventa realtà. In maniera semplice, chiara, impensabile e bellissima. Come nel racconto di un libro per bambini.



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