Salva con nome – Antonella Anedda

Anklets-Sexy-Design


Antonella Anedda

da Salva con nome – Mondadori 2012

Di questo libro mi hanno incuriosito e attirato sopratutto i testi sulla donna – che sono di una leggerezza fisicamente quasi mitologica – eppure fortemente quotidiana – presenze, identità, fatte anche di particolari quali la pelle, i piedi – sono figure che viaggiano nel tempo e nella memoria




1943

Torna: è povere ma entra nella casa

mette l’ombra sul muro e sul cuscino,

muove le piastre s’inclina di gas viola.

Sentre la sottrazione come in vita il gelo

calcola le pause ma sa che è inutile sommare

numeri e vuoto, volo degli atomi alla lana

al pelo dei gatti sui tappeti.

Nuda guarda come precipita

la sua memoria nella stufa.







Spazio della paura diurna

I piedi al risveglio sentono solo nubi.

Camminano sul vuoto.

Il nulla frusta la schiena

e il corpo intero disobbedisce

disossato privo di latte.







Adesso che il sonno si è spezzato come un ramo

sarebbe possibile inghiottire questa brina

sfinirsi di freddo in cerca di parole

scucire i sogni e appenderli sui fili

come i lenzuoli nel gioco dei fantasmi.

Invece solo il dolore è forte.

Sale dall’osso della schiena

fa della mente un cranio,

gela e vorrebbe tepore,

intiepidire, essere un uovo, un albume di sole.







Spazio dell’acqua domestica

Impara la solitudine tra le mattonelle del bagno.

Il silenzio è uno smalto.

Separa i desideri, li striglia con spugne di crine.

Non ricorda più quali e come luccicassero,

rivede solo i pioppi sul fiume

e una luce che non spaccava il cuore.

Sa che il sapone nellavasca la prepara

che l’acqua sgorga e brucia.

Canta con la schiena splendente,

dice “nostalgia” ma non “distanza”.

Il senso della parola fugge in avanti.

Non sa quale spazio si sia scavato da allora.

Vede solo cose vicine. Ama l’avverbio: ora, ama il gerundio.

Tra telaio e vetro una stella marina morendo si contrae:

rosso-sughero e fiele.







Donna che nuota

Non vista si allontana, se la vedono

si cancella come carta vetrata.

Scende nell’ade del mattino

lascia le scarpe sul greto

respira il verde.

Flette la marna

la plasma con le dita e il fiato,

beve a sorsi la sabbia.







È sorda, inghiotte acqua e aria

avanza nella navata del fiume

prega di sciogliersi ma frana.

Imbarca terra col petto, la trattiene.

Conta per disciplina unisce le dita le divide

le unisce di nuovo, ritorna con fatica,

vira con il piede spellato.

Affiora con un’orma di fango nella schiena.

Ora respira con la bocca sulla rena.

Sente che si spezza l’estate

mentre la pioggia le batte sulla nuca.







Ritratto di tuffatrice

Charles Darwin annotava quanti pensieri nascano

da una testa immersa in acqua fredda

Affiorando dal mare invernale

valuta il rosso pompeiano delle gambe

il grigio delle labbra

il bianco che riga i polpastrelli

infine il sesso

stretto nel gelo come in vita.







(Immagina questa coppia. Lei che scosta con il piede la pantofola, il drappo della vestaglia sulle spalle, lui che si avvicina. La pioggia riga i vetri e le foglie scrosciano a terra. Il caffè brucia nel vano della cucina in lontananza. E il pericolo è buio, buio e polvere misti a desiderio.)












Annunci

2 thoughts on “Salva con nome – Antonella Anedda

  1. L’ha ribloggato su Racconti di Marinae ha commentato:
    Antonella Anedda

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close