Versi dell’esilio

alter-ego2copia

Ho ritrovato il tuo orecchino

dopo tre, quattro anni

                   che l’avevi perso

 

– ricordi ci eravamo accampati

in mezzo al cosmo, al suo buio,

a strappare baci e silenzi

                   che non si può dire-.

 

Pareva impossibile fosse ancora

                              tra quei sassi

ad aspettare un lobo, uno sguardo

che dicesse “tu sei bella”.

 

                      Meno impossibile

che io fossi ancora lì a cercarlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ti penso fare l’amore con lui.

 

Penso alla luce nella stanza,

ai vestiti ben riposti, penso

alla tenda da chiudere ancora

un po’ e alla ragnatela nell’angolo

vicino all’odore dell’armadio.

 

E penso che la vita sia come

quando fai l’amore con lui.

 

Una cosa che devi fare e

ti dà anche un po’ piacere,

                    ma non ti fa felice.

 

 

 

 

 

 

Dalle sette e mezza alle otto

                    al lidl di Maniago

è l’ora degli uomini soli.

 

Lo vedi dalle bottiglie di vino

e dalle lattine di birra

               che fanno tutta la spesa.

 

Lo vedi dalla cassiera scontrosa,

dai pantaloni macchiati

                     sulle pance allargate.

 

                                 Oggi

ho preso un Nero d’Avola anch’io.

 

 

 

 

 

 

Sabato sera in pizzeria.

 

Ordino per me stesso, faccio

finta di non sentire quando

la cameriera chiede “vuole

                     qualcos’altro?”

 

Ovviamente porto via

per risparmiare qualche cosa.

 

A lei resta una pena negli occhi

per i miei pantaloni strappati.

 

Non sa che almeno una volta

siamo stati tutti come Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi ricordo quando ti meravigliavi

               che inverno dopo inverno

eravamo ancora insieme.

 

-che poi si dica insieme o assieme

lo posso anche ignorare come ignoro

le tue giornate, le tue stagioni

ora che l’inverno ce l’ho nelle ossa

                             ma tu non ci sei.

 

E devo comunque sopravvivere-.

 

 

 

 

 

 

Non ti ho mai portata al Castello.

 

Da lassù puoi vedere un mondo

fatto di montagne, di bestiame,

                     di muggiti fantasma

che già pensi bianchi, di bordi

su cui la pioggia incontra gli alberi.

 

                        Lì conosco poeti

di cui non potrò parlarti.

 

Lì conto le armature alle pareti.

 

 

ilcoloredellacqua

 

 

 

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