Quadridimensionalità poetiche – Davide Bramante

San Pietroburgo (sangue versato + 2 cupole) copy (2)

Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

Cairo + sfinge 2004 copy1 copy

Malta, (Valletta e the Blu Lagoon) 2013 copy


Quadridimensionalità poetiche


Davide Bramante fa un’operazione molto particolare. Utilizzando la tecnica dell’esposizione multipla in fase di ripresa, non digitale, riesce a creare una compresenza di mondi diversi nella medesima bidimensionalità. E in effetti il concetto di bidimensionalità in questa espressione artistica diventa quasi un preciso punto su cui discutere. Perchè se l’immagine fotografica restituisce sempre e comunque un mondo piatto, appunto bidimensionale, tanto che le nuove frontiere spostano l’attenzione verso una tridimensionalità che è di fatto inganno, illusione percettiva, Bramante invece sviscera un concetto di tridimensionalità totalmente inattuale (inattuale, se mi viene passato il termine). Io come Editore di poesia (ho conosciuto il lavoro di questo artista proprio per una copertina di uno dei libri da me pubblicati: “Teoria del pirata” di Riccardo Raimondo, collana Scilla, prefazione di Giorgio Barberi Squarotti e immagine in copertina di Bramante) ho gioco facile a parlare di questa inattualità perchè la poesia è l’inattualità per eccellenza. Un’inattualità che è scavo e ricerca verticale, dentro le cose. Bramante fa questo, trasformando le due dimensioni in tre, quattro, cinque attraverso un accostamento di immagini e trasparenze che ricordano moltissimo lo strumento poetico. La metafora, ma anche l’allegoria, paradossalmente anche il climax seppure a Bramante bastino due soli elementi sovrapposti per raggiungere l’apice espressivo. Due se ci si sofferma solo sul visibile. Perchè la trasparenza è innegabilmente una terza immagine sovrapposta, sottoposta, incarnata dentro le immagini. Non a casa l’artista è partito con installazioni e sculture il cui soggetto era l’ombra (si era alla fine degli anni ottanta). E cos’è l’ombra se non una scura trasparenza e cos’è la trasparenza se non una chiarissima ombra? Così le fotografie di mondi lontani e contrapposti diventano l’uno la trasparenza dell’altro, l’uno l’ombra dell’altro, esplorando a più dimensioni il concetto di totalità e compresenza. Ma la compresenza per gli esseri umani e lo loro civiltà è anche convivenza, e con questo senso le immagini artistiche di Bramante diventano un vero e proprio dito puntato sulle convivenze (o non convivenze). Che siano di persone, di civiltà, di concetti. Una tridimensionalità, una quadridimensionalità, che non è una percezione dell’occhio ma una percezione della mente nella direzione dei diversi significati delle cose. Dicendo in una sola immagine tempi e luoghi diversississimi tra loro, ponendo quindi la domanda sulla loro effettiva diversità. Su cosa li rende diversi oppure su cosa emerge dalla loro diversità. E questo è lo strumento poetico per eccellenza. Anche di Davide Bramante.



Biografia

a cura Marco Meneguzzo


Davide Bramante nasce a Siracusa il 7 Novembre 1970 da Salvatore e Santina Andolina. Il padre è impiegato come infermiere presso il locale manicomio di Siracusa; la madre fa la sarta in casa. A dire il vero anche il padre per tutta la vita lavorativa fa il sarto, ma da quando nasce Davide lo farà come secondo lavoro. Davide è “un figlio d’Archimede” vero e proprio; il padre, infatti, nacque sotto i bombardamenti alleati. La nonna incinta, come tanti in quel periodo, si rifugiò dentro una “grotta” della zona, che successivamente prese il nome di Parco Archeologico di Siracusa e che ad oggi, comprende: il Teatro Greco, l’Anfiteatro Romano, l’Ara di Ierone, l’Orecchio di Dionisio, la Grotta dei Cordari e la Tomba di Archimede. Il 30 gennaio del 1943 dentro la “Tomba d’Archimede” nacque Salvatore Bramante. Per Davide egli rimane l’unico grande esempio e mito da seguire in quanto uomo calmo, pacato e razionale. Davide però, è certo, suo malgrado, che il detto “tale padre, tale figlio” non è poi così tanto veritiero anzi; sostiene che si salti sempre una generazione e che quindi dovrebbe essere corretto in “Tale nonno, tale nipote”; tale affermazione deriva da un’infinita serie di esempi, i più lampanti ai suoi occhi, le somiglianze caratteriali con il nonno paterno Francesco e la somiglianza di suo figlio Leandro con suo padre Salvatore.

Molto probabilmente oggi Davide si è formato ed è diventato artista a causa dei genitori sarti in casa. Sin da bambino li osservava tracciare segni a mano libera sui tessuti con i gessi, tagliare e cucire, sempre a mano libera. A questo si aggiunge il contributo fornito da nonno Francesco (chiamato dai nipoti Nonno Ciccino)che, sin da quando Davide era in tenera età, gli chiedeva <..sai chi era il Bramante? …sai che fece il Bramante?…>.

Davide, un po’ per curiosità, un po’ per saper rispondere a suo nonno, inizia già a 8 anni a fare ricerche su questo artista, appassionandosi sempre più alla storia di Donato Bramante e dell’arte tutta. Ovviamente si iscrive al locale Istituto statale d’Arte nella sezione “metalli e oreficeria”, e a 14 anni, scopre l’arte contemporanea, andando a visitare una mostra di Anish Kapoor; nello stesso anno visita la personale di Alfredo Romano “Energia per quadri che non sono solo quadri” e poi la collettiva “Mater Dulcissima” con artisti come Mimmo Paladino, Janis Kounellis, Arnulf Rainer, Michelangelo Pistoletto, Emilio Vedova…….

Siracusa in quegli anni (stiamo parlando degli ’80), è un buon centro per l’arte contemporanea. Tutti gli artisti internazionali che passano da quelle parti possono confrontarsi con una storia millenaria e con personaggi come Archimede, Platone, Caravaggio, nonché, con una città che ha visto nascere il “Mimo” e la “Commedia”. Presso la Chiesa dei Cavalieri di Malta e il Centro d’arte contemporanea si tengono mostre personali, di quelli che sono stati gli artisti internazionali più interessanti dell’ultimo ventennio del secolo scorso.

Davide s’innamora sempre più delle arti figurative; sembra quasi non condividere più i giochi e le scelte dei suoi amici e coetanei. Si allontana sempre più dalle piazzette, dove ci si incontra principalmente per commentare le partite di calcio o per pianificare le serate in discoteca. Anche quando d’estate va in spiaggia, porta sempre con sé riviste d’arte contemporanea come Flash art e Tema Celeste. A scuola predilige le materie pratiche e la storia dell’arte, anche se non è troppo amato dalla docente di questa disciplina, che pretende solo date e racconti a memoria presi “pari pari” dall’Argan. Finalmente si diploma e si trasferisce a Torino per frequentare l’Accademia Albertina di belle arti. L’Accademia di questa città non ha importanti docenti ma Torino è ricca, sprizzante d’arte in ogni angolo di strada o piazza e i suoi artisti sono tra i più amati d’Italia. Vi sono “i poveristi” come la famiglia Merz, Gilberto Zorio, Giulio Paolini, Giovanni Anselmo, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Giuseppe Penone e poi Gastini, Mainolfi, Salvo, e Nicola De Maria importante esponente della TransAvanguardia, i giovani “Pittori Mediali”, ecc… Tutti abitano tra piazza Vittorio Veneto e via Po, proprio dove vive Davide che, spesso entra in contatto con loro come assistente di studio o quando per gli allestimenti, lavora presso la galleria “Giorgio Persano”; proprio sopra la galleria, al quarto piano di P.zza V. Veneto n.9, prende in affitto una soffitta che per molti

anni sarà sua casa e studio allo stesso tempo; una modestissima dimora, senza acqua calda, né una cucina vera e propria, appena una doccia e per letto uno strato di gommapiuma da pressa industriale che la notte sdrotola per andare a dormire sotto un piumone prestato da un’amica. Sono gli anni più belli, i più intensi artisticamente parlando; non importa se mancano tutte le comodità, o se mancano i soldi per mangiare. Lui stesso si ritrova spesso ad esclamare: < sono così povero ed ho così tanta fame, che prima di mangiarmi le unghie, apparecchio >. L’arte e la creatività sono con lui. Tutto ciò che desidera è fare arte e mostrarla. Ad aiutarlo sono Mirella Bandini sua grande sostenitrice, assieme a Marcello Levi e all’amico Turi Rapisarda; Davide li considera la sua nuova famiglia. Mirella lo istruisce, Marcello lo sfama e Turi gli tiene compagnia nei mille combattimenti per costruirsi un’immagine e non solo. Sono anni di militanza artistica e politica, anni passati tra le sale del Castello di Rivoli e i Centri Sociali, che difendono il territorio dalla distruzione e dalla TAV. Sono gli anni in cui Torino si rifà “il trucco”, si ridisegna e si trasforma da città industriale in forte declino, a città turistica che riscopre e rivaluta i propri “gioielli di famiglia” con fare vincente. Laureatosi nel 1995 con il massimo dei voti, Davide inizia a viaggiare continuamente, tra l’Italia e gli Stati Uniti, dove tra 1998 e il 1999 vince due borse di studio, presso la prestigiosa Franklin Fournace Foundation (ancora oggi dal 1969, anno di fondazione, è l’unico artista italiano tra i centinaia selezionati ad aver vinto una borsa di studio) e partecipa ad una mostra collettiva al MOMA di NY. Nel 2000 dopo un breve soggiorno a Londra, decide di rientrare in Italia per trasferirsi definitivamente a Siracusa, dove qualche mese dopo, nasce il suo primogenito, Leandro Donato Bramante e qualche anno più tardi Mirea Miami. Oggi Davide è riconosciuto a livello internazionale per aver esposto e lavorato quasi in ogni parte del mondo, dalla Cina, alla Corea del Sud, dagli Stati Uniti alla Spagna. Oggetto di ammirazione sono le sue photos di grosso formato che ritraggono le città metropolitane del mondo, realizzate con un’originalissima tecnica fotografica (del tutto personale), risultato di esposizioni multiple comprendenti da 4 a 9 scatti fatti in fase di ripresa non digitali. Da sempre ha sperimentato e sperimenta linguaggi video, (dal 1992 al 1995 con il Gruppo ANDA ha realizzato video istallazioni interattive e più di 20 opere video, con mostre in Italia e all’estero) istallazioni materiche, istallazioni ambientali come per “L’isola dei Pirati” (in occasione della quale, per tutta una notte, per le calle di Venezia, ha istallato più di 2000 bandiere dei pirati). Le opere fotografiche di Bramante nascono, dal suo sangue siciliano, risultato di un giusto mix tra Arabo, Normanno, Romano e Spagnolo; un po’ come il maestoso Duomo di Siracusa, che da Tempio Dorico, è stato trasformato con diversi rimaneggiamenti in luogo di culto cristiano, e dove sia all’esterno che al suo interno, si trovano e riscontrano infiniti stili architettonici. Da sempre cerca di conciliare nel suo lavoro le tre cose che ama di più: l’arte, la fotografia e il viaggio. Non a caso, lui stesso ama definirsi come “un instancabile piccione viaggiatore”; infatti parte per lunghi viaggi, ma fa sempre ritorno a casa. I piccioni viaggiatori sono i suoi amati animali, a cui dedica diverse ore di lavoro/svago ogni giorno, e grazie a loro non ha mai smesso di “guardare il cielo”. Il suo hobby, nonché sua “pet therapy”, sono le gare con i piccioni viaggiatori. Ogni anno, la sua collezione si arricchisce di trofei, coppe, medaglie e targhe vinte grazie a questa passione inconsueta, per un animale spesso sottovalutato e odiato.

Davide ha, da qualche anno, un piccolo studio nel cuore di Siracusa,l’isola di Ortigia, precisamente nella zona della “Graziella”, antico borgo di pescatori; in questo piccolo “studiolo”, come lui stesso ama definirlo, riceve ed ospita tutti gli amici dell’arte che incontra e conosce e ha conosciuto, nei suoi lunghi viaggi per il mondo.




Annunci