Poesie – Alberto Bevilacqua

bevilacqua

 

Alberto Bevilacqua

 

 

 

Come un albero, come una rondine

 

Saremo un giorno lontani

se ciò che dicono è vero,

saremo un reciproco pensiero

o una cosa dimenticata

dalla nostra reciproca memoria:

io non so, tu mi auguro

al tuo strambo paradiso,

amica mia che salvavi

in ogni orrore innocenze sfuggite

alla distrazione del boia

 

ho esaurito la lista,

non ho che un Dio

da farti salutare

ma se lo incontri per caso, non darti

pena di cercarlo per questo:

che altro? resto

è l’ultima davvero

telefonata fra noi, ma vorrei

lo tenessi presente che l’amore

è il mancato appuntamento e insieme

il momento azzeccato

 

 

 

L’addio

 

Ti abbraccio perchè non ti vedo

che a tentoni, accecato

dai tuoi stessi occhi in me conficcati

per cui non so

se sia mio o tuo questo piangere:

amati giorni

che non ci hanno ricambiato l’amore

e sono

una frattura indicibile: i denti

stringono un grido, il pugno

anche più forte stringe

l’indimenticabile carezza che ti davo

come una moneta scaduta

per un amore così breve perchè,

mio Dio,

questa notte eterna e il filo che traluce

sulla remota ferrovia d’illuminati

treni che ormai corrono nel nulla?

 

 

 

Dopo un addio

 

Ora

è dura davvero, per un di più

di te nel ricordo,

ma indicibilmente meno

di una tua ombra, una tua voce,

per un’ubbìa, pensa, che ti figura

alla ringhiera

già mentre salivo rincasando:

come t’è andata oggi?”

ora che a un altro lo dici,

scopro che il difficile è questo:

l’essere

infelici con poco.

 

 

 

Anima amante

 

Anima amante mia per sbaglio

segnata

come una data

in un estraneo anno domini

io ti ho forse

perché ho tutto quello

che non dovrei avere per averti

mio sapore d’altrove

cerchiamo di fare in fretta

la nostra eternità

sta godendo di poche ore.

 

 

 

L’amica lasciata

 

sono le prime luci

nei cortili delle caserme,

il mondo appena inizia

a conversare con le sue frasi fatte;

ci fu qualcosa fra noi

sconosciuto e tenero in silenzio

che forse il clamore ha impedito

o l’averne parlato a voce troppo alta…

dimenticarsi a forza è impossibile,

bisogna pensarsi lungamente finchè

il pensiero non prenda quella stanchezza

che anche la vita, mentre non sai, consuma

 

 

 

Similitudine a due

 

hai la bellezza della farfalla che muore

sulla rovente lampada tenuta accesa

da un uomo insonne fino al giorno:

bruciata impronta del confine

fra il grande sogno e la notte breve.

Bellezza, un senso del nulla,

il solo forse,

che percepisce il mondo

che ci scruta dal fondo del suo specchio

dove riflette solo chi ci manca

 

 

 

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