Poesie contro la guerra – Luigia Sorrentino

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Poesie contro la guerra

a cura di Luigia Sorrentino

dal sito: http://poesia.blog.rainews24.it/2013/09/05/poesie-contro-la-guerra/

 

 

 

Roma, 5 settembre 2013. L’iniziativa di Poesie contro la guerra è nata dal popolo di Facebook,  sulla pagina Poesia, di Luigia Sorrentino.

Vi hanno aderito: Anna Alessandrino, Enza Armiento, Alessandro Basile, Anna Belozorovitch, Violetta Calanca, Alessandro Canzian, Alfonso Cataldi,  Giovanni D’amiano, Massimo De Santis, Rosaria Di Donato, Maria Cristina Fraddosio, Emanuela Masseria, Marina Metelli, Giuseppe Nalli, Giuseppe Nibali, Maria Grazia Palazzo, Gianni Pallaro, Costantino Posa, Loredana Savelli, Simone Zafferani e molti altri.

 

 

Tornarono i soldati

 

Tornavano i soldati

senza mostrine

come fantasmi

usciti dall’inferno

e quei peccati

da regalare ai figli

cuciti stretti nel pastrano.

Fucili in spalla

e preghiere sotterrate

sogni rubati

appesi come scalpi alla cintura

e sguardi lasciati altrove

a farsi maledire lo squarcio amaro

di una giovinezza senza più sapore.

Tornarono i soldati.

 

Anna Alessandrino

 

***

 

A cosa possono servire, le scarpe ai morti?

Nelle mura bucate dalle pallottole

come morbidi pani di malattia

sono arrivati sottili filamenti di carni

si sono infilati nelle crepe dei muri, filiformi

i capelli dei bambini

al vento hanno fatto boom

Piccoli cuoricini disseminati

a campi di grano sul pane

senza scarpe non potete andare, sparano

da ogni dove arrivano compromessi di pace

deflagrano anche le stelle e cadono

su di voi che piedi nudi

avete un Dio

ma ancora tace.

 

 

Enza Armiento

 

***

 

Nessun dorma

Il gesto impassibile

di un cuore congelato

la reazione al sopruso

di chi non ti rappresenta

le lacrime disperate

di una madre rimasta sola

 

Alessandro Basile

 

***

 

Ora no

Del dolore, già tutti sanno.

 

Ma allora, chi è, perché fa…,

domandi, domando;

la risposta ora c’è ora no,

ma intanto…

 

E’ domani.

 

E il dolore è certo.

E le vite son lì, ora sì, ora no.

Quante idee di vita, ora stanno cambiando.

Chi attende; chi avanza.

 

Ora lì, ora qui.

 

Non è l’Altro, è l’assenza di me che cammina;

è il vuoto da anime altrove attese;

è il cancro d’un tempo alterato, diffuso.

L’illusione della conseguenza.

 

Ora so. Ora no.

 

 

 

Anna Belozorovitch

 

***

 

la guerra

 

la ragazzina uccisa

dall’inumana umanità

ha gli occhi aperti

rivolti al cielo .

 

chiede aiuto

per chi resta qui

a pretendere ragioni

con armi distruttive .

 

Violetta Calanca

 

***

 

Non fosse per la guerra, il corpo

                             che si spande

senza storia, senza sconti,

 

gli shorts da indossare il lunedì

mattina e la spirale

                        che non si sa mai,

 

il fucile in braccio, la fame

                       anche nella testa,

 

i preservativi, le braccia tatuate

 

che stringono tutti i nostri morti.

 

Alessandro Canzian

 

***

 

Guerrafondai

 

Forse non ricordo più.

Non serve se l’oblio dei sensi

ne usurpa le immagini

o forse

non è bastata la lezione di chi

ha varcato le porte di Aushwitz

ed ha visto la nebbia …

perché di nebbia lui pensava

si trattasse

e non di fumo di uomini riarsi

sulla graticola del sarin.

Ho dimenticato persino i giochi

magici sul campo di margherite

a rincorrer l’Amore

e con esso te, che guardavi

al cielo per incontrare nei tuoi

occhi i raggi del sole

che ti trafiggevano il cuore di

passione.

Ora su quel prato c’è la desolazione,

e una nebbia acre come la morte,

ha ucciso tutte quelle margherite.

Pensavi forse che la tua altezza

si misurasse dalla matrigna Terra

fino ai tuoi capelli, si da essere

in superbia inarrivabile,

ed in arroganza insuperabile,

ma se tu avessi usato il metro

per misurarti dal cielo

avresti capito di essere infinito,

come l’Amore!

Ed invece hai lasciato ancora una

volta che le robuste mani dell’insipienza

che la matrigna Terra ti ha omaggiato –

mani della Geenna – ti usurpassero

e mente e piedi e cuore

per vederti irrompere sulle macerie

della vita

e godere delle vite morte.

 

Massimo De Santis

 

***

 

Due promesse

 

Due promesse, due sfregi onnipresenti

della voce in opposte direzioni,

appuntano lo stesso meridiano.

L’una è incisa nelle consanguinee

piazze e da lì orchestra il fratricidio,

un finimondo in fiore con-diviso-.

L’altra è l’opportunità, la scrittura

in embrione, l’antitesi del ruolo

che serpeggia, e scompagina il proscenio:

Il cantico del ventre illimitato.

 

Alfonso Cataldi

 

***

 

Aria di guerra

 

Un cielo di tempesta pesa

sul cuore del poeta.

Da mesi, il suo piombo, greve,

s’è infiltrato tra le parole,

e ne impiomba e ne congela

la fantasia.

 

La nona di Beethoven,

una volta così fervida di ispirazione,

mi resta estranea, quasi inopportuna.

Come questo tepore di primavera,

oltre l’azzurra vetrata,

aperta al mare,

alla sua brezza profumata.

 

Giovanni D’Amiano

 

***

 

epitaffio per l’undici settembre

 

se la guerra genera altra guerra

chi erediterà il mondo

 

nessuno nessuno

niente sopravviverà

solo il cielo resterà

immobile a fissare

le macerie

 

né dolore né grida né odio

solo il nulla

 

devastante vanità

 

se la guerra genera altra guerra

chi erediterà il mondo

 

Rosaria Di Donato

 

 

***

 

Primavera disperata

 

Che la primavera abbia inizio,

ha pronunciato il cielo

qualche giorno addietro.

Eppure i fiori stentano a sbocciare.

Le bombe cadono,

silenziose su terre lontane.

Guardi il cielo

e aerei grigi e pesanti

prendono il volo.

Ignoto rimane il nome

di colui che le vedrà scoppiare.

Acclamano la guerra per salvare,

dicono porti democrazia,

servirà a liberare.

La vita s’offende

e stenta a farsi elogiare.

Dal sipario la disperazione

colpisce con arco e frecce

i malcapitati,

stramazzano nell’odio,

accecati.

Additano il primo viandante

della triste sorte sopraggiunta.

I lavoratori lottano,

non essendo più tali.

Impugnano i fucili

e dopo il botto

vengono i funerali.

La morte vecchia strega,

scarna e stratega,

corrode gli animi.

S’ incendiano di violenza.

La guerra di tutti contro tutti,

a colpi di ignobili parole

anche contro l’unico benefattore.

Lì le bombe,

più in là il terrore,

qui la disperazione,

la rabbia e l’orrore.

Il sangue versato

nel passato,

ormai lontano e dimenticato,

ricomincia a scorrere

tra le fila degli innocenti.

Che la primavera abbia inizio,

ha pronunciato il cielo

qualche giorno addietro.

Eppure i fiori stentano a sbocciare.

L’unica a germogliare

è l’ignoranza.

Sappiate chiedervi

cosa insegnare

a chi verrà.

Quello che oggi fucilate

è la dignità.

 

(marzo 2011)

 

Maria Cristina Fraddosio

 

***

 

La terra muta difficilmente abitudini

ricca com’è

di inverosimile tolleranza

verso le nostre sciocchezze.

Coperta di sangue

e parole polverose

lambita da mari

e pendii scoscesi

dà fiori che ancora osano abbellire.

La terra cambia

 

quando corri su di essa

 

per prendere la mira

 

su chi la sovrasta

ma abbraccia anche chi

come resto esploso

torna nelle sue viscere

dopo l’incrocio finale

con il vero senso del ricordo:

 

le fugaci attenzioni di una mina.

La terra non evolve

 

senza sostenere

le generazioni di

 

chi non sa intuire

che i metri fantomatici

tracciati dei confini

sono seguiti dall’attimo

che tutto sa cambiare.

La terra nutre

 

le ere politiche

 

e i tanti predatori

le fantasie marce

dei distratti benpensanti

sempre in prima linea

e che non indietreggiano mai

se non per raccogliere

proseliti e corpi

soldi e souvenirs.

La terra ha nubi di fine estate

seguite dalla belligeranza

di molti lunghi inverni

Le nubi di fine estate

non si fanno attendere invano.

 

Emanuela Masseria

 

***

 

Faccia d’angelo, il tuo cuore dov’è?

Perchè ti ostini a trovare il male

finanche negli occhi di un bambino.

Piango lacrime e sangue imprigionata in un’afona impotenza.

Ehi tu, non stai giocando non è un video game.

Non vedo nemici nei miei vicini, solo anime perse

che con me cercano la strada della pace.

Cuori in tumulto che chiedono convivenza.

Usurata, stracciata, implosa è ormai la fratellanza.

Nel giardino passo lo sguardo sui fiori avvizziti

Roma è un cantico di cornacchie e corvi.

Guardando ad est gabbiani sempre in ascolto,

la colomba bianca sbatte contro colonne di fumo nero.

Ed io spero, venga la pioggia, segua pronto l’arcobaleno.

 

Marina Metelli

 

***

 

Purché ci sia un domani

 

Quanti brividi avvolgono

le ceneri del silenzio,

quante grida e pianti dagli animi,

dalle carni dilaniate.

 

Basterà il sangue versato

a saziare gli aguzzini?

 

Qualcuno avrà premura

di un flebile ricordo

nel nome della giusta causa?

 

Alcuni uomini si sono persi

nella tempesta di un buco nero

che sottrae ossigeno alla ragione;

ma in noi qualcosa pulsa ancora.

 

E’ questo qualcosa

che ci dà la forza,

la spinta necessaria;

affinché quello che verrà

non sia un altro giorno di sangue,

un altro giorno da ricordare

con gli occhi lividi.

 

Abbiamo forza necessaria

e coraggio da barattare

con un briciolo di speranza,

ma qualcuno dovrà bussare

alla nostra porta

altrimenti sarà la fine.

 

Abbiamo visi

da far tornare a sorridere

e un lungo lavoro da svolgere:

tante ferite ancora da tamponare,

coaguli da rimuovere

e legni da inchiodare;

siamo pronti:

purché ci sia un domani.

 

Giuseppe Nalli

 

***

 

Damasco. Ospedale militare

 

Tutto

Dalle gocce all’aria

là fuori

non qui che la fame

fa tana tra i fogli

 

Le donne duepassi

della crocerossa

ognuna un passo di padre

di madre sbattuto

sulla sabbia

 

Quest’aria di chiuso

s’è sporta dai becchi

dai giorni che avrai tu di mare

di sorrisi mattutini

rossetti e bacibaci

 

Ora che torno

torno a guardare

Da cieco il vetro

Che esplode su Amar.

 

Damasco rivive

Un ritardo di chiese

Il ricordo uno a uno

Dei giorni del mondo

 

Solo qui noti il sole

Sul bianco ne scrosti

La rena di troppo

– Poi

ci spegneranno addosso

La rabbia del mondo.

Arriveranno dalle grondaie

Siamo di cartapesta noi.

Di cartapesta –

 

Giuseppe Nibali

 

***

 

426 bambini

la strage degli innocenti

si ripete ancora

dopo 2000 anni di storia

 

Siria piangi il tuo futuro

noi occidente il nostro presente

addormentato come Caino

sulle rive del Mediterraneo

 

Madre mediterranea

madre terra che nutri i tuoi figli

assicuri loro l’approdo

dal faticoso viaggio in mare

 

Madre del Soccorso

che cerchi i tuoi figli

li metti in salvo

dalle insidie del male

 

benedici ogni uomo ed ogni navigante

il nostro lavoro, la famiglia umana

benedici il profumo della tua terra il suo futuro

e l’uomo ospitale che ne riconosce il dono

 

Il corpo della Siria geme i dolori del parto

fa che questa notte non trascorra invano

fa che le stelle del cielo non si spengano

raccogli il dolore degli innocenti

 

Maria Grazia Palazzo

 

***

 

colle sant’elia

 

era un ragazzo

aveva fame aveva sonno

ma ha vinto la guerra

nessun rumore

in cima a questo colle

mancato ai disegni di dio

nei dintorni un cippo ricorda

qui giace la guerra

presente

non ha mangiato non ha dormito

certo

la guerra ha vinto

 

Gianni Pallaro

 

***

 

Panico

.

Piegato in una buca,

oltre alla polvere

potevo respirare il panico

e pensare che sono uscito ieri.

Sono uscito soltanto ieri,

cercavo la mia strada.

Dicevano: essere uomini veri.

Non so, se erano sinceri.

Il mio orizzonte è tutto nero,

volevo sentirmi vero,

ero autorizzato a sparare,

ma qui potevo solo sperare.

Oltre alla polvere

respiravo un po’ di panico.

Poggiato a tronchi secchi,

volevo solo cambiare

non abbandonarmi

almeno adesso.

Cercavo le ragioni,

mi ritrovo qui, inutili prigioni.

Oltre alla polvere da sparo,

respiro fumo nero.

Oltre al nemico, cade

l’unico mio amico vero.

 

Costantino Posa

 

***

 

Le tende di Aleppo

 

Altrove si contano i morti,

qui i restanti accatastano pietre

per muretti a secco

di nostalgia.

Da lontano, tra terre sorelle

come mie sorelle,

(av)viene: stesso sangue stesso mare,

il vento sparge l’odore

di rivoluzioni abortite.

Non c’è tenda che tenga, ad Aleppo,

sugli spari dei cecchini.

Qui le tende sono a strisce,

come ad Aleppo,

per vedere il colore del mare,

in mezzo,

tinteggiare la pelle,

ed è rosso il colore del male.

 

Loredana Savelli

 

***

 

avvicinate i morti gli uni agli altri.

Scostateli dai muri. Fatene un cerchio

che prema i confini al silenzio ostile,

contro l’oblìo. Salvacondotto della gloria

feritoia dei martiri. Visti in processione mormorano

parole come mollica di pane al passaggio.

 

Questa gerusalemme irreale

questa rovina purgatoriale. Fate grumi d’ossa e

macerie. Un cerchio che ritroveranno tra secoli.

Il segno del passaggio, dai pozzi del cuore

all’inferno delle viscere.

 

Macchiate di sangue la strada come

avventori appestati untori. Anche questa

ennesima fine va celebrata.

 

(Qui manca una spina, un dorso).

 

Simone Zafferani

 

 

dal sito:

http://poesia.blog.rainews24.it/2013/09/05/poesie-contro-la-guerra/

 

 

 

 

 

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