Ritratti – Antonio Lillo

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L’ultima poesia della Szymborska

 

non è quella scritta poco prima di dormire

e lasciata in un appunto senza precauzioni

fra le pagine gonfie dell’agenda

sotto la bottiglia d’acqua naturale

così da far felici in un sol colpo

i romanzieri a caccia di reliquie e i coccodrilli della sera

 

ma quella che mi hai letto in libreria

fra gli scaffali come mura nel deserto

e poi hai riposto alla rinfusa nella sera

del mio compleanno n°35

che dicevi ti regalo una torta e una poesia

che diceva tutto m’importa di te anche i tuoi versi

 

 

 

Le ridevano gli occhi

 

anche quando negava

o provava a restare piccina

perché nessuno le inviasse girasoli.

 

 

 

Mi commuovono i tuoi polsi

 

le tue caviglie bianche le dita

sottili e lunghe come trampoli,

tutto esprime di te leggerezza e distanza.

 

 

 

La caccia delle anguille

 

Ecco come comincia così finisce

in un sussulto d’acqua

uno spasimo del cuore della mazza

per me battitore libero

ma immobile slegato

legato quando serve e muto

se non nel pianto se non nelle parole.

A che serve una risposta – ti capisco –

se incrociandoci nel traffico

perdiamo l’attimo il contatto

se la vera gioia si fa incontro fugace

fuga e poi ricordo che non tace.

Andrai vivrai sarai e io sarò per me

ci sfioreremo ancora lungo i vortici

che fanno le distanze attorcigliandosi

sul cuore. Avrai gambe sottili e veloci

la distrazione solita negli occhi

sarò in salute e forte

ancora un poco triste un poco audace

e mi dirai di te di come appena poco fa

leggevi una poesia le davi ascolto

le davi spazio in corpo

a causa mia. Mi chiederai di me

e ti dirò mentendo

che la vita senza te non è cambiata

continua mollemente ma crudele

e siamo soli – tu sei sposata –

né la caccia delle anguille è mai finita

mai nemmeno cominciata

sono anni che aspetto il loro arrivo

in armi esposto al vento alle maree

che arrugginiscono le giunte

e non imparo non metto radici. Invecchio

un po’ sul mento.

E tiro colpi contro i rami di passaggio

i relitti delle navi

le carogne dei cani trascinati a largo.

 

 

 

Dio, mi allego al tempo

 

che mi spedisca a te

con un INVIO, ad essere Salvato

o per errore – ma decisivo –

segnato come SPAM nel tuo cestino.

 

 

 

C’è chi ha grandi finestre

 

per far pace ogni giorno

col Cielo. Stanno lì

sui balconi per ore

coi nasi alti gocciolanti

infreddoliti. Senza risposte.

 

 

 

 

 

 

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