The place to be – sulla poesia nel nord est

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The place to be


Alcuni giorni fa ero ad Arta Terme, in provincia di Udine. Carnia, per intendersi. Quella Carnia che inizia con un paese che si chiama Amaro e dove se hai bisogno di qualcosa ti dicono di andare a Tolmezzo. Avevo organizzato un piccolo festival di Poesia, o meglio ne ero subentrato rivestendo i panni del curatore, dal nome Il soggiorno dei poeti. Una cosa interessante, che anche a distanza di giorni fa parlare di sé e questo non può che far piacere. Ma la cosa più bella del Soggiorno sono state le discussioni, i dibattiti. Ti alzavi la mattina e a colazione sentivi parlare di musica, letteratura. Così a pranzo, a cena. E in particolare domenica, l’ultimo giorno del Festival, abbiamo avuto quasi uno stravolgimento delle presentazioni a causa delle discussioni che nascevano spontanee. Sto pensando alle presentazioni di Fabrica e altre poesie di Fabio Franzin e alle edizioni 2013 della casa Cultura_Globale a cura di Francesco Tomada. Abbiamo parlato di poesia ma sopratutto di crisi, di letteratura, di nord est. Quel nord est che è stato dichiarato essere attualmente fucina della miglior poesia italiana. Ed essendo io un Editore (e talvolta un autore) del nord est non posso che essere estremamente d’accordo con questa affermazione. Ma forse sono solo un po’ interessato. Quel nord est che era locomotiva italiana dell’economia prima ora si è reinventato locomotiva della letteratura nazionale. Ma si sa che le crisi cambiano tutto. Cambiano gli assetti, le disposizioni delle pedine sul tavolo, talvolta anche le culture. Quel nord est in realtà aveva già creato Pasolini, Zanzotto, Saba, i grandi premi quali il San Vito. Ora ha Villalta, Cappello, Pordenonelegge, Acque di acqua, Notturni di_versi, Libri in Cantina, Residenze Estive, eccetera eccetera.


Ma le cose sono notevolmente cambiate dal passato, ed è per questo che il nord est è un nuovo nord est. Che in realtà è metafora dell’Italia intera. Nel nord est leggi Zanzotto, ma come disse Villalta in una vecchia edizione dei bellissimi Notturni di_versi nessuno lo prende a padre letterario, forse a zio. Oggi mancano i padri letterari, sono morti. E faccio questa affermazione apposta perchè detta oggi è polemica, ha una sua provocatorietà. A Grado, sempre nord est, tra pochi giorni inizia FilosofiaGrado’13 che avrà come tema appunto il declino della figura del padre: “La figura del padre è tornata sulla scena del dibattito culturale. Se ne parla per dichiarare il suo declino, oppure la sua scomparsa, perfino la sua evaporazione. Riportata al centro dei discorsi attuali sulla nostra condizione storica e culturale, di questa figura si parla nel tono di una perdita che parrebbe irrevocabile. Inoltre, quando diciamo padre, non possiamo non evocare – assieme a lui – tutta una serie di figure che ne rappresentano altrettante declinazioni: il maestro (“buono” o “cattivo” che sia), la guida, l’insegnante, il leader ecc., ovvero tutte quelle figure dell’autorità che, in misura diversa, incarnano un’idea di padronanza di sé come modello di vita da riconoscere, rispettare e desiderare. Tra i tanti segni della nostra epoca di nichilismo compiuto, l’eclisse di questa figura è forse quello più spaesante”. Ma quando non hai un padre da leggere che cosa succede? Succede il nord est. Dove non puoi non aver letto Tomada, Cescon, Rusconi, Simon Ostan, Fierro, Franzin, Villalta, Cappello, Tolusso, e veramente la lista può andare avanti per molto. Anche se sono autori che non ti piacciono devi leggerli, se sei nel nord est devi leggerli.


Perchè quando svaniscono i padri nascono i compagni, i compagni di viaggio, ai quali non si chiede la levatura dell’insegnante ma si chiedono le mani dell’amico che a volte stringono a volte colpiscono. I compagni sono persone vive, con le quali puoi parlare, litigare, mangiare assieme. E sono tutti relativamente giovani, e anche questo indica molto della situazione della poesia italiana. A Milano c’è Amos Mattio che cura la Casa della Poesia, a Rimini Isabella Leardini che cura Parco Poesia che quest’anno ha fatto dieci anni, vicino a Ravenna c’è Matteo Fantuzzi. Tutti personaggi che promuovono la poesia con eventi, corse su e giù per migliaia di chilometri (come disse quest’anno il buon Fantuzzi a Portogruaro), e che sono dai quarant’anni in giù. E il nord est è uguale, solo molto più denso. Tra i promotori del nord est posso citare Roberto Cescon, Piero Simon Ostan, Marco Scarpa, Giulia Rusconi, Christian Sinicco, Francesco Tomada, tutti dai quarant’anni in giù (a parte Tomada, a cui non gli si riconosce affatto la sua vera età e che comunque non sfora di molto). Ovviamente dovrei mettermi anch’io tra i promotori, non lo faccio per non apparire autocelebrativo (scusate).


Sto leggendo un vecchio saggio di Kubler (filosofo americano che ha scritto La forma del tempo, da cui questo estratto, in prima redazione a Napoli) che nel 1976 affermava: “Detta posizione individuale è fissata sí dalle abituali coordinate di temperamento e di educazione, ma occorre anche considerare il momento di accesso dell’artista alla linea storica, cioè lo stadio di sviluppo di una certa tradizione artistica – primo, medio o tardo periodo – nel quale viene a inserirsi la sua esistenza fisica”. Possiamo ipotizzare che il nord est sia adesso nel momento di maggiore slancio, di maggiori potenzialità. Gli anni di Pordenonelegge, di Trieste Poesia e via dicendo, hanno creato il terreno fertile e infatti sottolineo nuovamente che i protagonisti della scena poetica del nord est sono tutti quarantenni o meno, raramente arrivano ai cinquantanni. Un nord est che ora è anche molto forte nel poetry slam, questa particolare tipologia di gara poetica introdotta in Italia da Lello Voce (napoletano, come la prima edizione del succitato libro di Kubler, ma residente guarda caso a Treviso) e che in questi giorni proprio nel nord est sta cercando di diventare rete (nonostante le enormi difficoltà economiche del momento, questo bisogna dirlo). Ora il nord est è il the place to be se si vuole scrivere. Anche perchè nel nord est non si arriva per stare solamente fermi, ma anche per partire verso il Salone del libro di Torino, verso Parco Poesia, verso Roma, e via dicendo, in una rete che ha come nodo cruciale proprio il nord est.


E in questo magma poetico emerge evidentemente quanto necessariamente una poetica, un modo particolare di fare poesia. Un approccio alla scrittura che vuole essere vicino al lettore, al fruitore, all’ascoltatore. I poeti vogliono farsi capire e parlare. E in quest’ottica si inserisce un’altra bellissima iniziativa, ipoetisonovivi.com, che insomma è la sintesi di quanto detto fin’ora. Un blog e una lettura quotidiana di poesie ai ragazzi delle scuole (nello specifico di un liceo pordenonese, il blog ha nel suo manifesto iniziale proprio la dicitura compagni di viaggio e se non ricordo male è curato da Piero Simon Ostan, Roberto Cescon, e Francesco Tomada, iniziativa che ha avuto anche un dibattito a Roma a cura di Maria Grazia Calandrone con Roberto Cescon). Questo modo di concepire la poesia, di proporla, conseguentemente anche di scriverla, crea inevitabilmente anche dei tagli a coloro che non rientrano in questo modus lavorandi. Non perchè non sia una poesia che valga, o perchè il nord est si creda portatore di una verità poetica, assolutamente no. Personalmente ho sentito frasi come “non si capisce cosa vuole dire” oppure “è troppo perfetto” e non da una sola persona, il che denota semplicemente l’esistenza di un’identità forte del nord est che si relaziona anche con le altre poetiche (le stesse, pur diverse, dentro al nord est) leggendole, non criticandole, semplicemente misurandole con gli strumenti che l’identità concede.


Non voglio qui fare alcun plauso al nord est, capace di crearsi senza distruggere ciò che è diverso da sé, perchè non è necessario. Non voglio nemmeno approfondire troppo la poetica, bisognerebbe infatti fare tutto un discorso a parte su quello che dicono i poeti, la preferenza alla concretezza, all’asciuttezza del linguaggio, all’esperienza umana, al tema delle cose. Le stesse citazioni di nomi in questo articolo non vogliono essere esaustive, anzi. Sono solo alcuni, tra tutti. Ma una cosa del nord est voglio dire per concludere, una cosa che sento io stesso, e ricordo anche formalizzata a Trieste da Mary Barbara Tolusso in un piccolo incontro poetico (tra i tanti che si fanno): la poesia ha bisogno di una voce propria. Ed è questo ciò che il nord est sta cercando di costruire con questa generazione di persone che scrivono e lavorano: voci proprie. Sarà il tempo a dire se tutto ciò funziona. Ma, nei suoi pro e nei suoi contro, non ci si può esimere dal riconoscere al nord est la posizione di grandissimo laboratorio poetico. Di the place to be se vuoi fare poesia.




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