La forma del tempo – George Kubler

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Supponiamo che il nostro concetto dell’arte possa essere esteso a comprendere, oltre alle tante cose belle, poetiche e non utili di questo mondo, tutti in generale i manufatti umani, dagli arnesi di lavoro alle scritture. Accettare questa premessa significa semplicemente far coincidere l’universo delle cose fatte dall’uomo con la storia dell’arte, con la conseguente e immediata necessità di formulare una nuova linea di interpretazione nello studio di queste stesse cose. Ciò apparirà piú facile se si sceglierà di procedere dal punto di vista dell’arte anziché da quello dell’«uso», giacché se partiamo unicamente dall’uso saremo portati inevitabilmente a trascurare tutte le cose non utilizzabili, mentre, se consideriamo la desiderabilità delle cose, allora saremo capaci di vedere gli oggetti utili nella giusta luce di cose a noi piú o meno care. […] L’esempio della rete ferroviaria ci porta a formulare un’utile considerazione analogica. Il prodotto della vita di un uomo non è che uno degli elementi di una serie che si estende al di qua e al di là del suo tempo e di cui egli segna forse l’inizio o la fine, o soltanto un punto intermedio, a seconda della posizione che l’individuo occupa su una certa «linea». Detta posizione individuale è fissata sí dalle abituali coordinate di temperamento e di educazione, ma occorre anche considerare il momento di accesso dell’artista alla linea storica, cioè lo stadio di sviluppo di una certa tradizione artistica – primo, medio o tardo periodo – nel quale viene a inserirsi la sua esistenza fisica. È vero peraltro che un individuo può e, specialmente nel mondo moderno, riesce infatti a correggere la tradizione in modo da guadagnarsi un piú favorevole accesso. Senza questa premessa l’artista, per quanto dotato e preparato che sia, rischia di sprecare il suo tempo in semplici imitazioni. […] In questa nostra epoca, pervasa dalla passione del cambiamento fine a se stesso, siamo giunti a scoprire la semplice gerarchia delle repliche di cui è pieno il mondo. Basterà pensare alla fantastica replicazione presente nell’energia con poco piú di trenta particelle soltanto, o nella materia con i suoi cento pesi atomici circa, o nella propagazione genetica della vita che comprende dai suoi inizi soltanto circa due milioni di specie di animali conosciute. La replicazione che riempie la storia prolunga in realtà la stabilità di molti momenti passati, permettendoci di scoprire, dovunque giriamo lo sguardo, un senso e un disegno. Si tratta però di una stabilità imperfetta. Ogni replica fatta dall’uomo differisce dal suo modello per certe piccolissime, impreviste divergenze il cui effetto cumulativo è quello di un lento, progressivo allontanamento dal loro archetipo.

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