Antonio Lillo

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LA QUESTIONE DELLE ANIME

– su Antonio Lillo

(presente a IL SOGGIORNO DEI POETI ad Arta Terme con una mostra di foto e poesie, inaugurazione sabato 3 agosto, ore 16.00, hotel Savoia)

di Roberto Lacarbonara

La fotografia di Antonio Lillo non ha paura dell’intimità. Valica la staccionata del diniego, della reticenza e del privato, come un luminol puntato sulle tracce ad ispezionare l’accaduto, l’accadere. Cronista, voyeurista, invadente edonista, Lillo vorrebbe utilizzare il mezzo fotografico per disfarsi di sé, per debellare la loquacità enfatica dei suoi modi a vantaggio della scena dell’altro, colto nella sua fragrante resistenza. Eppure, tutto va storto! Antonio Lillo ha il dono della fascinazione, della contiguità incercata e già ineludibile. Ogni tentativo di dire l’altro diventa inevitabile retro impressione della pellicola: c’è sempre Lillo sullo sfondo. C’è negli occhi della ragazzina dalla faccia furba, nella birra ostentata dal guitto del paese, nella mimica altezzosa di chi posa di fronte all’obbiettivo sapendosi esposto allo scatto ironico del fotografo dandy. Ma questa è la virtù e la genuità della relazione, il vero passpartout con cui Lillo accede alla alterità del suo interlocutore. E poi ci sono gli anziani. Lillo, che a 40 anni farà la tessera al centro anziani di Locorotondo – come da sua abnegante affermazione ed impegno – promette agli anziani il suo orgoglio di aver loro di fronte, di fermare il loro sguardo, la loro collezione di rughe e la loro archeologia emotiva tra le luci di una nuova messa a fuoco in bianco-nero. La questione delle anime – e tutto il questionare delle passioni intraviste, urlate, sussurrate o accattivate – è operazione estetica e sociale, ma è soprattutto tragitto a ritroso. Non nel tempo memoriale, o non solo in esso. Bensì nel bergsoniano tempo proprio, di vita, somma degli “adesso”. Ritroso verso sé, concesso in un sol colpo all’artista, al soggetto e all’osservatore convenuto. La suddivisione delle azioni in istantanee è un processo che restituisce agli occhi e alle sensazioni una realtà vissuta, sempre gioiosamente elusiva, sempre ritmicamente umana.

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Antonio Lillo

Nato nel 1977, vive a Locorotondo, in Puglia.
Non un professionista della fotografia, ha cominciato a fotografare per necessità lavorative: documentare cioè, come giornalista, gli articoli che scriveva con delle immagini, senza necessariamente ricorrere ad altri.
Poeta di lingua italiana, ha poi sviluppato la sua fotografia come possibilità di esprimere a più persone il suo mondo poetico, senza i limiti della traduzione. Non vi è pertanto una vera scissione fra i due linguaggi che, anzi, tendono a compenetrarsi.
Ad oggi, ha pubblicato le raccolte poetiche L’innocenza del Male (2008, Lietocolle) e Viva Catullo (2011, Favia), il reportage fotografico Piazza Vittorio Emanuele (2010, Favia) ed è autore, per il teatro, della pièce Fiat Umbra (2010) per la regia di Carlo Formigoni, e del monologo Grasso (2011) per la regia di Elisa Gestri.

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