su Dino Facchinetti, di Marina Giovannelli

catalogo mostra

I TERRITORI DELL’UOMO

«Albero! Fatti canoa! O non sarai niente!»
Derek Walcott, Omeros

La porta dello studio di Dino Facchinetti è sempre aperta, al più si dovrà delicatamente accennare un tocco col battente (niente campanelli).
Ma una volta entrati, immersi in una penombra per nulla indicata ad un pittore, mentre osserverete l’angustia dello spazio, l’esuberanza di oggettini sparsi dappertutto, l’innumerevole quantità di appunti, post-it, libri, librini e cataloghi disposti sul tavolo, e strizzerete gli occhi cercando di vedere meglio i quadri stipati contro le pareti, la domanda sorgerà spontanea: dove lavora questo artista?
Domanda posta a voi stessi perché l’artista non vi consentirà la confidenza finché non sarà giunto il momento. E quando il momento giungerà sarà lui a deciderlo.
Ma se saprete attendere, e avrete guadagnato la fiducia, un giorno Dino vi precederà lungo la ripida scaletta che porta ’di sopra’.
Lassù una finestrella si apre sui tetti di Grado, e vi entra una luce gentile, che filtra il giusto colore e il giusto aroma della laguna. Lassù ogni giorno da più di quarant’anni Dino lavora con la caparbia volontà di chi sa qual è il suo compito sotto il cielo. Così, sperimentando tutte le tecniche, consumando disperatamente pastelli, oli, inchiostri, tempere e dita, arrovellandosi per poter carpire all’isola i suoi segreti e poi per trasmettere ai suoi compaesani ― senza tradirli ― quanto lui stesso ha imparato, insegue la laguna, e il barco.
Questo, che solo un occhio disincantato potrebbe definire relitto d’imbarcazione, sfasciume di bragozzo, è diventato grazie al suo lavoro emblema di memoria, testimone di resistenza, visione fantasmatica dell’immaginazione creativa.
Il barco porta impresso nel legno il segno araldico dell’appartenenza, antica appartenenza al popolo del mare, e ostenta con orgoglio le sue ferite, storiche, per il mutare dei tempi e dell’economia e degli equilibri sociali. Ferito, non “vinto”, almeno finché qualcuno ascolterà i suoi racconti.
Perché le storie sono l’essenza della vita, né c’è vita senza storie. Ad ascoltare il barco si impara molto, e ogni apparizione su tavola rappresenta una fiammeggiante variazione, minima a volte, di un poema fatto di pochi gesti motivati, di sguardi lunghi e di silenzi, di lavoro millenario, di improvvisi approdi in isole dai tesori inesplorati, a volte pesca miracolosa come nel vangelo, a volte azzurro aprirsi di un cielo che si con-fonde con il mare.

Marina Giovannelli

 

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Dino Facchinetti

Dino Facchinetti nasce a Grado nel 1946, dove tuttora vive e lavora in una delle calli che attraversano l’antico castrum  romano, tra le basiliche e il porto. L’isola (“uomini e mestieri”) è il punto di partenza di un itinerario artistico incominciato alla fine degli anni ’60. Incontra giovanissimo il pittore Antonio Coceani e scopre “dalla radice”, facendone tesoro, il grande valore del disegno. Durante il servizio militare a Venezia fa una nobile conoscenza con il maestro Virgilio Guidi il cui insegnamento rafforza il suo desiderio di vivere d’arte. Dopo il congedo dalla Marina Militare, “l’incontro” con il poeta Biagio Marin, anche grazie a questo sodalizio umano e artistico, matura in Dino la volontà che si fa ricerca espressiva nella pittura. Nel 1971 Facchinetti espone a Roma presentato in catalogo dal poeta Biagio Marin. Il pur breve periodo nella capitale diventa occasione di nuovi incontri ed esperienze di vita. Incontri ed esperienze che l’artista ha avidamente cercato e raccolto. A cavallo fra gli anni ’70 e ’80 Facchinetti collabora al “Piccolo Teatro Città di Grado” come scenografo, ricercando nuovi spazi espressivi. Nel novembre 1974 espone a Stoccarda, invitato dall’Istituto italiano di Cultura, e nel 1975 ripropone quella mostra nella Biblioteca Civica «Falco Marin» di Grado. Nel frattempo continua a frequentare casa Marin, dove conosce il poeta milanese Franco Loi, ed i pittori Ernesto Treccani e Eugenio Tomiolo. Il lavoro di quegli anni è ben descritto da Luigi Danelutti in un articolo sul “Piccolo Illustrato” del settembre 1997. Schivo ad apparire, Facchinetti inventa un approccio originale alle sue mostre, ricercando ambienti desueti, che conservano l’essenza di tempi passati, come la Villa Matilde (dove espone nel 1981) e le Ville Bianchi (1985). In Villa Matilde, gioiello e fucina di cultura nei primi anni del Novecento, dedica per la prima volta una mostra al suo «faro spirituale», Biagio Marin, nel segno di un legame profondo, viscerale e sanguigno, con il Poeta che lo onora della sua presenza. La mostra è presentata da Edda Serra. L’”Invito alla Mostra” è curato da Renzo Sanson. Durante il periodo dell’esposizione incontra lo scrittore veneziano Franco Masiero. Quattro anni dopo, la seconda grande mostra di Facchinetti, allestita alle Ville Bianchi, é nuovamente dedicata al cantore dell’Isola d’Oro, che è presente con un suo scritto. La mostra è presentata da Carlo Milic con una testimonianza di Edda Serra. L’”Invito alla Mostra” è curato da Renzo Sanson. Tre mesi dopo, Biagio Marin muore all’età di 94 anni. Invitato alla Galleria Comunale di Trieste, nel marzo 1988 Facchinetti allestisce la mostra “Al queto svolo de ’na Vose” in ricordo dell’amico poeta. Carlo Milic presenta la mostra. L’”Invito alla Mostra” è curato da Renzo Sanson con una testimonianza critica di Giulio Montenero. Nel 1989 il Comune di Grado ospita al Palazzo Regionale dei Congressi una grande mostra antologica che Dino Facchinetti dedica “A Grado e alla sua Gente”, presentato in catalogo da Giulio Montenero. Nel 1991, ha l’incarico dalla direzione della Cassa di Risparmio di Gorizia di realizzare nelle sedi di Grado e Monfalcone due opere di grandi dimensioni sul tema “Ambiente e Poesia”. In quello stesso anno viene commissionata all’artista dal Comune di Grado la realizzazione di una formella artistica in bronzo a tiratura limitata in onore del poeta Biagio Marin, del quale ricorreva il centenario della nascita. Un profondo significato per la sua maturazione artistica ha la personale a nel 1991 presso la Fondazione “Corrente” a Milano. L’introduzione alla esposizione è di Franco Loi. La mostra, che affianca le opere di Dino a quelle del pittore Ernesto Treccani, chiude il programma stagionale della Fondazione. La semplice nota del maestro Treccani esprime il valore del legame artistico e umano con Dino. Nel ’92 è ospite con incisioni e olii all’Università Bocconi, con la presentazione autorevole di Mario de Micheli. E sempre a Milano le sue opere sono ospitate alla Civica raccolta “G. Bertarelli” e a Trezzo sull’Adda alla biblioteca “De Micheli”. Nel 1993 su iniziativa del Comune di Grado in collaborazione con la direzione dell’Hotel Astoria, viene allestita una mostra con incisioni, olii, e sculture. Sono presenti il poeta Franco Loi e il critico Mario de Micheli nel catalogo “Incisioni 1982-1993” (Edizioni della Laguna). L’evoluzione artistica nello sviluppo della tecnica dell’incisione, (puntasecca, acquaforte, acquatinta) culmina con gli inviti a varie rassegne specializzate, tra le quali, “Direttamente” Bagnacavallo (Ravenna) nel 1994 e la seconda Biennale dell’ incisione contemporanea di Ovada 1995 ad Acquiterme  (Regione Piemonte). Nel 1995 Facchinetti dà alle stampe un libro dedicato esclusivamente alle mani, “Le Mani”, testi di Renzo Sanson. Nel dicembre 1995 su invito dell’amministrazione Comunale di Sauris di Sopra i quarantacinque disegni delle mani vengono esposti al Centro Etnografico. E nel 1997 le mani si ritrovano citate in una pagina di “Microcosmi” (Garzanti) di Claudio Magris. Sempre nel 1995 allestisce una personale a Vittoria in Spagna su invito della Caja Vital Kutxa nelle sale della Fondazione “Luis De Ajuria” con incisioni e opere a tecnica mista. Nel luglio del 1996 la direzione dell’A.P.T. di Grado e Aquileia gli offre la possibilità di esporre i suoi ultimi lavori con la tecnica del pastello su tavola. Tema della mostra “Vite Silenti”. Nel 1998 a Bagnacavallo espone le sue incisioni nell’ambito della rassegna “Repertorio degli incisori italiani” (Edit Faenza). Nella primavera del 1999 su invito dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Urbino (Marche) viene scelto con sue incisioni a partecipare alla mostra “Es-pressioni”,  iniziativa dedicata in onore della lunga tradizione artistica dei Torchi Paolini  (Ravenna). Nel 2001 espone nuovamente sue incisioni a Bagnacavallo nella rassegna “Repertorio degli Incisori Italiani” (Edit Faenza) e nello stesso anno Facchinetti da alle stampe con la casa editrice Modiano (Trieste) “Le Graisane, carte da gioco gradesi dai simboli prettamente marinari, in onore alla sua città. “L’Isola del Sole scopre le sue carte”, titola il quotidiano “Il Piccolo”. Nel 2002 collabora con 23 tavole artistiche, esclusive, alla realizzazione del quinto volume della collana miti, fiabe e leggende del Friuli storico “Tere de Gravo e de Maran” (Chiandetti editore, Udine). Nell’ottobre 2003 nell’ambito della terza edizione  de “la settimana della lingua italiana nel mondo”, organizzata dalla Farnesina con l’Accademia della Crusca, l’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, diretto da Flavio Andreis, ospita la mostra itinerante di 40 opere di Dino Facchinetti dal titolo “Piscator Nauta”. La mostra è presentata dell’italianista croato Mladen Machiedo, con un intervento di Edda Serra sulla poesia e Biagio Marin. La mostra si fa itinerante e approda a Spalato, nelle sale della sovrintendenza dei beni culturali, su concessione del direttore delle Belle Arti, Jasko Belamaric,  per  iniziativa del console Marco Nobili. E nell’autunno 2004 raggiunge anche Lubiana, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura. Nel 2007 il comune di Saint Vallery (Francia), ospita nella sale della Maison Henri IV, sotto la direzione di  Martine Lannoy, una raccolta di ottanta opere dal titolo “La Musa mia arriva …” (disegni, incisioni, olii, pastelli, acrilici e tecniche miste). Accompagna il catalogo il testo critico di Tito Maniacco e un invito alla mostra di Renzo Sanson. Nel 2009 elabora il progetto per la realizzazione di un’opera musiva di grandi dimensioni raffigurante “el Barco”.  L’opera realizzata nella scuola di Mosaicisti di Spilimbergo da un gruppo di allievi con la supervisione degli insegnanti e la guida Dino Facchinetti sarà collocata in un contesto storico e culturale dell’Isola. Da sempre Dino collabora con le scuole primarie e dell’infanzia, offrendo disponibilità per incontri di studio e di ricerca tecnica, realizzando a fine anno l’esposizione dei lavori.

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