Un’intervista su “L’espresso” del 12 aprile

espresso

Penisola dei
Poeti

di Alessandro Agostinelli (12 aprile 2013)

Vendono benissimo i poeti morti. I loro libri sono besteller, pari quasi agli autori dei gialli e dei thriller: Alda Merini, Wislawa Szymborska, William H.Auden, Josif Brodskij. Spopolano tra festival di letteratura e reading giganti come Seamus Heaney, Wole Soyinka, Derek Walcott, Toni Morrison o il nostro popolarissimo ma colto Erri De Luca. Sta rinascendo l’interesse per la poesia? Certamente il romanzo è in crisi. Forse perché sta venendo meno al suo compito: dar conto della complessità del mondo. E allora nel gioco della (nobilissima) semplificazione e della prevalenza del dettaglio vince la poesia: «Perché la poesia è esatta, come la scienza, assomiglia alla matematica», sostengono due fisici di fama mondiale Antonio Bianconi e Giovanni Jona Lasinio, «se sbagli una virgola crolla tutto». In un romanzo se il personaggio non è intrigante può esserci una trama avvincente, oppure dialoghi incalzanti che portano avanti il lettore, pagina dopo pagina. Nella poesia basta un aggettivo errato per rendere il testo inutile. E in ogni caso in tempi di incertezza e di sfaldamento della borghesia (che appunto ha inventato il romanzo) il pubblico cerca la parola che unisca precisione e sentimento, e dia anche una dimensione metaforica alla nostra esistenza. E perfino la Rai trasmette in questi giorni in due serate dei videoclip girati da Sandro Vanadia: protagonisti sei poeti.
O forse l’interesse per i versi rinasce sulla lunga scia delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. La nostra tradizione letteraria è per lo più composta di poesia. Per avere un vero romanzo si deve aspettare Alessandro Manzoni e ‘I promessi sposi’. Sarà colpa di Dante (e di Roberto Benigni che gli ha restituito, agli occhi della masse, lo status del cittadino impegnato nelle vicende della società), fatto sta che la letteratura italiana è colma di poesia. Si può quasi dire che la lingua nazionale si è forgiata, nel tempo, attraverso i versi poetici. E’ il nostro secondo impegno nazionale. Un impegno che descrive quasi un’identità. Di poeti comunque ce ne sono fin troppi, più di quelli che l’editoria potrà mai soddisfare (secondo una stima oltre 3 milioni). Tanto che per la maggioranza si aprono, quasi sempre, soltanto le porte delle pubblicazioni a pagamento (circa 800 editori). Per questi motivi tanti critici si tengono lontani dalla poesia contemporanea. Alcuni si fermano ai classici del Novecento, come ha fatto Giulio Ferroni, in libreria con un saggio dedicato ai recenti grandi scomparsi, Giovanni Giudici e Andrea Zanzotto, dal titolo inequivocabile: ‘Gli ultimi poeti’ (Il Saggiatore).
La poesia è la scrittura più difficile che ci sia, dice il critico Roberto Galaverni: «Per scrivere buone poesie non basta essere intelligenti, possedere una buona conoscenza della lingua, una cultura, elaborare una poetica profonda e sofisticata. Anche se tutte queste cose è meglio possederle. Il fatto è che in poesia è necessaria una peculiare ‘artisticità’, una diposizione, un orecchio, un talento per le parole. Ci sono persone che sanno incendiare la lingua nel procedimento di messa a fuoco della realtà. E questa capacità si può riconoscere soltanto a cose fatte. Ed è molto bello che sia così».
EDITORI IN RIMA A parte i grandi marchi come Mondadori con la collana Lo Specchio, Einaudi con la Serie Bianca, Garzanti con gli Elefanti, Guanda con la Fenice, c’è un agguerito gruppo di piccoli editori che sta facendo un gran lavoro di lettura e di scelta. Non sono benefattori, ma piccole aziende che guadagnano su narrativa, saggistica o manualistica e investono nella poesia. Tra i migliori cataloghi: quelli di Passigli, dove hanno pubblicato autori come Tomaso Pieragnolo e Piera Mattei che, dal 2010, è anche editore. «Con Gattomerlino» (così si chiama la sua casa), dice, «cerchiamo di presentare nuove voci internazionali. Sono autori che aiutano a uscire dal circolo della poesia italiana che spesso fatica a confrontarsi col mondo». Nella collana di Ets-Alleopoesia poi, nei 15 anni di attività, hanno esordito Paolo Pagnoncelli e Salvatore Smedile, e autori americani del calibro di George Oppen e Sam Hamill. Sta svolgendo un lavoro approfondito Edizioni La Vita Felice che si interessa a una nuova compagine di poeti italiani, da Francesco Macciò a Isabella Leardini. Prosegue a pieno ritmo l’editore Crocetti che da due decadi pubblica autori di grande interesse come Antonella Anedda, Maria Grazia Calandrone, Niva Lorenzini, Silvio Ramat e il mensile ‘Poesia’, rivista che da 25 anni continua a sfornare numeri senza perdere colpi. Conferma Alberto Casadei, docente di letteratura italiana all’Università di Pisa e curatore della collana Nuova Poetica di Transeuropa: «Crocetti è un editore longevo». E aggiunge: «Sono importanti, per le scommesse sui giovani, le collane delle Voci della Luna di Raffaelli editore e Il ponte del sale. E’ da segnalare Donzelli, anche per le traduzioni. Alcuni libri di qualità sono in collane meno visibili, come quelle di Campanotto e Atelier di Giuliano Ladolfi».
INTERNET E BLOG Oggi un serio editore di poesia deve far fronte ai siti Web (a costo zero) letterari e ai blog. Secondo Eurisko New Media nel 2006 c’erano 350 mila blog in Italia, oggi il numero è raddoppiato. Di questi il 10 per cento, ossia 70 mila blog sono dedicati alla poesia. Troppi? Non necessariamente, perché nel mondo del digitale gli editori tradizionali possono lanciare una nuova sfida come spiega sempre Casadei: «Basta mettere a frutto tutte le potenzialità del Web, dagli e-book di qualità ai blog dove l’autore può inserire materiali complementari al libro, comprese le registrazioni delle sue letture. Infine, si può pubblicare a costo ridotto traduzioni di autori in via di affermazione, ma ancora poco noti».
A un premio letterario piccolo e curato come Ultima Frontiera di Volterra nell’inverno scorso, sono arrivati 200 titoli di poesia. Troppi? Non necessariamente. Molti? Di sicuro. Ma per lo più di qualità. Infatti, c’è ormai una base di partenza di cui essere consapevoli per definire una possibile mappa, un vero atlante poetico italiano contemporaneo (vedi grafico nella pagina a fianco), nel quale alcuni poeti possono rappresentare, anche geograficamente, un po’ tutta la Penisola. Come ad esempio Francesco Tomada, quarantenne, insegnante di scuola secondaria superiore. Tomada vive a Gorizia e insieme a Giovanni Fierro ha costituito l’associazione poetica Sottomondo e attivato collaborazioni con poeti e organizzatori di festival letterari sloveni. In proprio ha esordito con ‘L’infanzia vista da qui’ (Sottomondo). E’ un serio omaggio alla poetica di Umberto Saba e che attualizza nei temi del quotidiano la forza o l’evanescenza delle relazioni amorose e familiari.
Poi c’è Andrea Gibellini, cinquantenne, lavora in libreria e vive a Bologna. Insieme a Roberto Galaverni e a Davide Rondoni è uno dei fondatori del Centro di poesia contemporanea della locale università. E’ diventato celebre nel mondo dei poeti per ‘La felicità improvvisa’ (Jaca Book), una raccolta con versi limpidi e concisi.
Bianca Tarozzi, invece, ha 60 anni, vive a Venezia e insegna letteratura angloamericana a Verona. Qualche anno fa è uscita una sua raccolta poetica nella collana Libri Scheiwiller curata da Alfonso Berardinelli, si intitola ‘Il teatro vivente’ (24 Ore Motta Cultura). La sua è una poesia che adotta la forma narrativa, dove i racconti allungano i versi fino a farli diventare storie vere e proprie.
Francesco Macciò, cinquantenne, vive e insegna a Genova. Nella sua poetica c’è tutta la tradizione ligure, delle erbe murali, dei venti improvvisi, dello sciaguattare marino. L’ultimo libro è ‘Abitare l’attesa’ (La Vita Felice) dove spicca il testo ‘Verso Genova sull’autostrada’.
Da ricordare Roberto Veracini, cinquantenne, che insegna e vive a Volterra, dove si è esiliato come un monaco della poesia. E’ da pochi mesi in libreria con ‘Da un altro Mondo’ (Ets-Alleopoesia) dove rammenta Pasolini e la televisione, Auschwitz e gli alabastrai partigiani della campagna toscana.
GIOVANI ALL’ATTACCO E i più giovani, nelle patrie lettere, dove abitano? In Friuli c’è il trentenne Alessandro Canzian, che ha messo in piedi Samuele Editore, producendo in pochi anni un buon catalogo di giovani poeti. Canzian è anche un critico letterario on line, e ha capito, tra i primi, che è finita l’epoca delle riviste letterarie e che la critica, militante o no, è passata a discutere sul Web. «Oggi la poesia per sopravvivere deve reinventarsi», dice, «anche con progetti scolastici che portano i ragazzi in Rete». E aggiunge: «Ci sono tanti nuovi poeti e molto interesse per loro in Rete, purtroppo spesso dovuto più ai giochi editoriali che alla creatività degli autori». Largo ai giovani quindi? Non esclusivamente. La poesia, a partire dal Novecento, è una disciplina che (come la filosofia) attiene più all’età matura che alla gioventù. Canzian ammette: «Si dovrebbe riprendere a dividere le proposte poetiche per generazioni». E poi passa all’attacco: «Viviamo un periodo, nonostante la crisi (o forse perché la crisi provoca una ricerca di valori non materiali), di grande effervescenza degli eventi letterari come quelli di Pordenone, Mantova, Roma, ma è tutto concentrato sulla vetrina». E così alla fine si deve accettare la malinconica assenza di apparati critici forti. E’ una responsabilità di tutti: editori, Rete, librerie, assessorati alla cultura che organizzano piccole iniziative di cortile. Peccato, visto che la poesia è più viva che mai.
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