Cose nuove

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Il latte
 
Il cartoccio del latte e le campane.
Gli stracci nella stanza.
La gatta che da fuori la finestra
vuole la colpa
d’essere l’unica a mangiare.
La stufa accesa. Le calze colorate.
 
 
 
 
 
 
La casa
 
È un sofismo anche la tenda
arrugginita della doccia.
La fuga delle piastrelle mai pulite
– gli arabi ci contavano gli anni
prima di morire –, la scala
che ogni giorno fa gli indiani
e il battito sottile delle gambe
della vicina che guarda la tv.
 
 
 
 
 
 
Dalla finestra
 
Le montagne sembrano capelli
sai, quando piove e le scale
delle case sono gelate,
e i lampioni sono accesi,
e gli aliti fumosi.
Potresti pettinarci gli inverni
se solo avessero significato.
 
 
 
 
 
 
In treno verso Taranto
 
Dai finestrini sporchi il freddo.
La neve in mezzo ai campi.
Il paesaggio sa di case
e di cose che non tornano.
Sono cose anche le persone
che nel freddo non respirano.
 
 
 
 
 
 
Ferrara
 
Le travi di freddo e neve
alla stazione di Ferrara.
La troppa chiarità non mostra
nulla, i filari non scandiscono
i binari, Dio non lo puoi
guardare nemmeno di spalle.
 
 
 
 
 
 
Senigallia
 
E così si arriva al mare.
Alle ciminiere alte una maceria.
La ragazza che legge Hemingway
ha negli occhi lo stesso verde
che s’ammuffisce contro i muri.
Pare un tempo che non passa.
 
 
 
 
 
 
Bologna
 
Un sorriso. Una facile stagione.
La ragazza ha le calze lunghe
e le labbra che sanno d’alcool.
Altri si tengono per mano.
Più in là una svendita d’usato
fa da memoria
da mercato, per cartoline. Una,
forse rumena, legge le carte,
come tutto fosse conoscibile.
 
 
 
 
 
 
La lampadina
 
Puoi anche non essere possibile.
Una macchia, uno spruzzo di caffè
a terra per sbaglio. La perfezione
quotidiana è anche la muffa
di ragnatele sulla doccia. È la
porta che non si chiude a un lato.
È il silenzio della casa, feroce,
la lampadina scoppiata.
 
 
 
 
 
 
Fra tutte le cose
 
Fra tutte le cose questa vita
assomiglia a un mal di schiena,
a un crampo agli avambracci,
a un divano usato come letto.
È una cosa inappropriata, poco
gentile, un’intermittenza a volte.
È un gatto che muore di cancro
con la solitudine in bocca.
 
 
 
 
 
 
Insegnamenti
 
“Impara l’arte e mettila da
parte” diceva mio padre.
Non credevo. Ma ora
che bevo tanto quanto lui
quando stava male,
imparo l’arte del fallire
per diventare un poco uomo.
 
 
 
 
 
Doom
 
Mio padre giocava a Doom
in una parete di giornate,
prendeva la mira e sceglieva
i personaggi e già
gli tremavano le mani. Ora
più nessuno gioca a Doom.
Sono passati troppi anni.
 
 
 
 
 

ilcoloredellacqua
 
 
 
 
 
 
 
 

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