Un’intervista su Critica Letteraria

 
 

Come nasce l’idea di fondare Samuele Editore?

 

AC: Per quanto possa sembrare banale dopo 4 anni che la ripetiamo (io e i miei collaboratori), la motivazione è questa: appena ho saputo che da lì a nove mesi (circa) sarebbe nato mio figlio (Samuele), ho deciso di avviare un’attività editoriale nell’ambito a me più consono: la poesia. Già da anni mi interessavo di poesia locale (del pordenonese) e il materiale per creare una collana c’era ed era molto (quello che poi sarebbe diventato la collana I Poeti di Pordenone, Poesia del Novecento a cura di Ludovica Cantarutti). Poi quando abbiamo saputo il sesso del nascituro ho deciso (io, un po’ tiranno nella cosa) il nome del bambino e di conseguenza della Casa Editrice: Samuele. Così ho iniziato un’attività che riportava il medesimo amore di un padre per il figlio dentro l’arte poetica, ed editoriale. Poi, nel tempo, si sono avvicinate le altre indispensabili figure che compongono la Samuele Editore di oggi.

 

Il catalogo di Samuele Editore è in gran parte formato da titoli di poesia. Una scelta coraggiosa, in un mercato sempre più povero. Quali sono secondo te le cause principali del degrado nel mercato della poesia.

 

AC: Le motivazioni sono molte e variegate nel tempo. Ogni periodo ha una sua motivazione sia per il degrado sia per la rinascita. È vero però che attorno al 2000 abbiamo visto un cambiamento non solo culturale dell’editoria di poesia, ma anche tecnologico. Con l’avvento della tipografia digitale abbiamo visto un aumentare delle pubblicazioni di poesia vertiginoso. Chiunque scrivesse due cose messe in due righe poteva pubblicare a basso costo, per lui e per l’Editore. Questo ha portato a un inflazione del mercato con conseguente perdita di sfiducia dei fruitori che hanno visto milioni di titoli acquistabili e milioni di titoli di scarsissima qualità (non ultimo l’immenso contenitore di internet). Un libro di poesia era solamente un libro fra i tanti, di basso livello. È stata quindi una perdita di fiducia che oggi vede un po’ un’inversione di tendenza – avendo gli Editori (non tutti) capito che bisogna puntare sulla qualità più che sulla quantità per emergere. A lato di questo, ma andando sempre più indietro nel tempo, bisogna in qualche modo denunciare una struttura scolastica che da sempre (a parte qualche insegnante illuminato) allontana gli studenti dalla poesia, lasciandoli da soli nel rapporto con il verso (che ricordo: è parte della storia dell’uomo, dall’Iliade , ma non solo, ad oggi). Molto purtroppo ha significato anche la crisi della critica e della stessa poesia che nella seconda metà del novecento ha visto un pluralismo e uno sperimentalismo che hanno allontanato il fruitore dall’autore (non per nulla oggi proliferano gli eventi e le performance degli autori che così tentano di riavvicinarsi al lettore dal vivo). Ma, analisi a parte, è sempre bene ricordare che la poesia non vende a prescindere, e si legge con grandissima difficoltà. Questo perché la poesia è materiale che fa pensare, e non sempre le persone amano pensare.

 
 
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